Home » » Alitalia Maintenance Systems, un’altra eccellenza italiana stuprata

Alitalia Maintenance Systems, un’altra eccellenza italiana stuprata

Fiumicino. La Iag in pochi mesi passa da salvatore della patria a possibile carnefice. I lavoratori ‘‘costretti’’ ad emigrare. Il magazzino sistematicamente svuotato

di ANGELO PERFETTI

FIUMICINO - In questi giorni il nome Alitalia ricorre per l’ennesima volta sulle cronache economico-finanziarie internazionali per la nuova crisi che sta investendo la compagnia. Era in crisi quando era pubblica, lo è stata con i capitani coraggiosi, lo è adesso che parla arabo. 
Ma se tutti si concentrano sulla compagnia di volo, c’è invece un altro nome che riverbera quello di «Alitalia» che vede concretizzarsi una situazione paradossale, dove i lavoratori che avrebbero dovuto essere salvati da un partner straniero rischiano in primavera di restare senza lavoro e senza futuro, dove le professionalità tricolori vengono mortificate, dove i magazzini di quella che era ed è un’eccellenza nel mondo stanno subendo una svuotamento lento ma costante, a beneficio di altri. Parliamo dell’Alitalia Maintenance System, azienda che vedeva impiegati centinaia di operai nei tempi d’oro ed oggi vede i 237 superstiti sull’orlo del baratro. E non per mancanza di competitività, ma perché qualcun altro nel tempo – con soggetti diversi - ha deciso prima di toglierle l’ossigeno e, una volta caduta a terra, di strapparle di dosso competenze e pezzi di ricambio, “violando” quei magazzini e quei lavoratori. Non sono solo considerazioni giornalistiche, ma il gruido di dolore di decine di famiglie del quale il nostro quatidiano si fa carico. C’è il rischio di uno stupro aziendale, potremmo definirlo, ben contenti di essere smentiti da qui a qualche settimana, se arrivasse un piano di rilancio che veda Fiumicino tornare al centro delle commesse sulle riparazioni dei motori, partendo da quelli di Alitalia, e il riassorbimento completo delle maestranze con contratti a tempo indeterminato. 
La situazione attuale, però, non fa immaginare un epilogo di questa natura, a meno che il Governo non entri “a gamba tesa” sulla questione e i padroni americani decidano finalmente di investire su uomini e mezzi in Europa, lasciando a Miami il mercato panamericano.
Cerchiamo di capire come stanno le cose, senza troppi giri di parole in politichese ma andando al nocciolo della questione, così come viene vissuta dai lavoratori. E’ un fatto che da quando la Iag ha rilevato il fallimento dell’Ams, dai magazzini italiani siano stati prelevati non solo materiali di consumo, ma anche parti più importanti e costose come le blades, palette statoriche e rotoriche (nei motori di un aereo la turbina è l’organo che ha il compito di sfruttare gran parte dell’energia fornita 
dal carburante per muovere il compressore e quindi il motore stesso. Uno degli elementi che influenza maggiormente il rendimento della turbina è la velocità media di rotazione delle palette, che costano mediamente dai 15.000 ai 35.000 dollari ciascuna), o ancora i costosissimi boroscopi (dispositivi ottici costituiti da un tubo rigido o flessibile con un oculare da un lato, una lente che fa da obiettivo dall’altro, collegati da un sistema ottico-trasmittente in mezzo) utilizzati per ispezionare l’interno dei motori di aereo.
Questo sta accadendo con trasferimenti Roma-Miami, ormai da un po’, situazione peraltro segnalata ufficialmente al Mise dai sindacati. Togliendo gli strumenti con i quali si effettua un lavoro resta difficile capire come si possa voler rilanciare un’azienda. E non vale il discorso che, essendo la stessa casa madre, quegli strumenti possano essere spostati da  una parte all’altra, perché è del tutto antieconomico farlo e, per di più, non consente quella velocità di lavorazione che, nel caso di revisione dei motori, è fondamentale  non solo per qualificarsi come eccellenza ma per non pagare pesanti penali alle compagnie di trasporto aereo (ancora è vivo nella memoria dei lavoratori Ams il Natale 2011, dove per un unico motore consegnato in ritardo – e non per colpe Ams - su 32 lavorati, gli utili raggiunti si trasformarono in perdite a causa proprio delle penali). Valga per dare il senso di tutto che, ad oggi, l’officina Ams non è in condizione di richiedere la certificazione Enac. Dunque i magazzini sono sotto stress, sempre più scarni e poco performanti. 
E il personale? Su 237 operai dell’Alitalia Maincenance Systems, solo una quindicina hanno ricevuto un’offerta contrattuale, ma a tempo determinato, per tre mesi, a turni di 4, sede di lavoro Miami. Con modalità di pagamento sulle quali magari ci soffermeremo in un prossimo articolo. Può essere letto questo dato come un investimento di rilancio? La domanda ovviamente è retorica.
E così per gli operai italiani, chiamati in quanto eccellenze a insegnare anche fuori nazione (nel 2014/2015 in parecchi furono chiamati a Zurigo per dare una mano), torna l’idea dell’emigrazione come possibile soluzione. Una chimera, perché il mondo del mercato si è abituato a prendere, usare a tempo determinato, e poi abbandonare; e perché comunque personale ormai adulto dovrebbe fare la scelta radicale di lasciare l’Italia, famiglia compresa. Sempre – come detto - che ne trovi la possibilità.

LE RESPONSABILITÁ DI ALITALIA - Se il lavoro non ci fosse, non sarebbe nemmeno il caso di fare articoli di questo tipo. Ma qui abbiamo una situazione dove il lavoro c’è, solo che Alitalia preferisce guardare altrove. Lo testimonia una ricostruzione fatta dai sindacati Filt CGIL, Fit CISL, Uiltrasporti, Ugl Tasporto aereo. Ma andiamo con ordine. «Alitalia Maintenance Systems - ricordano i sindacati - è una società scaturita nel 2003 dal settore manutentivo di Alitalia per l’attività di manutenzione e revisione dei motori degli aeromobili; nel capitale azionario c’era oltre ad Alitalia anche Lufthansa Technik.
Le vicissitudini negative di Alitalia, che era il primo fornitore di motori portarono, purtroppo, AMS ad una prima crisi determinata dalla riduzione dell’operativo di Alitalia. Nel 2010 un accordo siglato dalle OO/SS a Palazzo Chigi, alla presenza dell’Onorevole Gianni Letta, fece ripartire l’Azienda con nuove prospettive, in funzione delle quali la proprietà fu rilevata da un soggetto privato (Iniziativa Prima). Alitalia da parte sua si impegnò formalmente per la fornitura dei motori della flotta.  Pochi anni dopo, però, Alitalia entrò nuovamente in crisi. Questo fatto consentì l’ingresso in compartecipazione della compagnia degli Emirati Arabi Etihad a cui fece seguito, purtroppo, una forte riduzione del numero di motori da revisionare presso la nostra officina, fino al fallimento dichiarato ufficialmente il 30 settembre 2015.
Nel 2013, il nuovo CDA di AMS, (costituito anche da dirigenti di Alitalia), promosse un regime di concordato preventivo per evitare di portare i libri contabili in Tribunale, onde scongiurare l’immediato fallimento totale. Nel 2015, scaduto il periodo di concordato preventivo, il Giudice non poté fare altro che sancire il fallimento dell’Azienda. Tanto che nel dicembre successivo decaddero anche le licenze operative di AMS concesse da ENAC. Purtroppo, in aggiunta, per esigenze operative, Alitalia, nostro principale fornitore affidò alcuni motori della flotta all’Azienda di manutenzione Bedek sita in Israele. Tale Azienda - tra l’altro - fino al giorno prima del fallimento era nostro azionista con una quota del 19%. Alitalia da parte sua deteneva il 15%, mentre il restante 66% era posseduto da Iniziativa Prima, soggetto privato, questo, subentrato nel 2010».
Dunque chi era dentro al Cda di Ams insieme ad Alitalia è lo stesso soggetto che oggi effettua la manutenzione sui motori della compagnia italo-araba, cioè esattamente il business che avrebbe dovuto fare la stessa Ams.

(17 Jan 2017 - Ore 12:47)

Commenti

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.
  • Web page addresses and e-mail addresses turn into links automatically.
  • Allowed HTML tags: <a> <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Lines and paragraphs break automatically.

More information about formatting options

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Image CAPTCHA
Inserisci i caratteri che visualizzi nell'immagine.

Commenti

Post new comment

The content of this field is kept private and will not be shown publicly.
  • Web page addresses and e-mail addresses turn into links automatically.
  • Allowed HTML tags: <a> <em> <strong> <cite> <code> <ul> <ol> <li> <dl> <dt> <dd>
  • Lines and paragraphs break automatically.

More information about formatting options

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il form non venga inviato da procedure automatizzate
Image CAPTCHA
Inserisci i caratteri che visualizzi nell'immagine.
Archivio PDF

LA PROVINCIATV

Inviaci le tue foto
Meteo Lazio

NOTIZIE DALLE AZIENDE

ENERGIA E AMBIENTE

ROMA E REGIONE

ITALIA E MONDO



Editore EDITORIALE LA PROVINCIA Soc. Coop., c.f. 09106271001 - Reg. Tribunale di Civitavecchia n°14/05 - ISSN 2038-5005
Redazione: Via Annovazzi, 15 - 00053 Civitavecchia. Tel. 0766.503027 - Fax 0766.581316 - Direttore Responsabile ALESSANDRA ROSATI - Testata beneficiaria dei contributi per l'editoria L.250/90 e ss.mm. e ii.- La riproduzione di tutti i contenuti del sito è vietata senza il consenso scritto dell'editore. - Privacy Policy