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"Sicurezza, serve pi├╣ formazione"

Il presidente Anmil Bettoni: "Necessario diffonderne la cultura"

«Contro il fenomeno degli infortuni serve più formazione, per diffondere la cultura della sicurezza sul lavoro». Parola di Franco Bettoni, presidente dell’Anmil, che, in un’intervista a Labitalia, fa il punto della situazione. «Proponiamo, a partire dal ministero del Lavoro e dall’Inail, che si lavori a un progetto di ampio respiro - dice - con l’obiettivo dichiarato di dimezzare gli infortuni e le morti sul lavoro, nell’arco dei prossimi cinque anni. Una sfida che prenda le mosse da un piano nazionale della sicurezza e che, attraverso un grande patto collaborativo comune tra istituzioni, imprese e parti sociali, porti alla concreta diffusione del concetto di rischio come elemento di crescita del sistema Italia». «Un elemento utile, oltre che alla sicurezza, alla qualità e competitività dell’economia nazionale, partendo dalla scuola - sottolinea - e da un sistema formativo non burocratico, capace di coinvolgere emotivamente e professionalmente i cittadini: formazione vera, empatica, etica e partecipata, utilizzando anche il valore della testimonianza dell’infortunato come un antidoto esperienziale».
«Alla luce dei dati statistici del fenomeno infortunistico - afferma - l’Anmil è, infatti, sempre più consapevole che, oltre alla impellente necessità di completare il quadro delle tutele normative, permane ancora un più ampio problema di natura culturale, collegato alla necessità di veicolare e diffondere i contenuti prescritti da norme complesse, attraverso strumenti agevoli, multilivello e gratuiti, alla portata di tutti: imprese pubbliche e private; lavoratori; consulenti e addetti ai lavori». Ciò, avverte, «tanto più se si tiene conto della rilevanza costituzionale e non negoziabile dei beni della vita e della salute della persona, alla cui tutela la materia è preposta». 
«Questi numeri ci preoccupano -rimarca- e ci fanno riflettere sull’importanza di riservare il massimo impegno alla diffusione della cultura della sicurezza e alla formazione professionale, rivolta a giovani e meno giovani, su questo tema». Innanzitutto, chiarisce, «richiamandoci alla maggiore precarietà che caratterizza oggi il mondo del lavoro, vogliamo sottolineare con forza la necessità di percorsi formativi ben strutturati, rivolti sia ai lavoratori che ai giovani studenti».
«Riteniamo però - avverte Bettoni - che non dovrebbe trattarsi di una formazione meramente normativa, ma di una formazione con un approccio metodologico nuovo, basato su un’analisi innovativa del rischio e sul valore della testimonianza, cioè il racconto diretto di una persona che ha subito un infortunio. A questo obiettivo l’Anmil ha dedicato nel tempo numerose iniziative specifiche alle quali, da quest’anno, si affianca con lo stesso spirito l’attivazione del primo corso di laurea telematica triennale in Diritto della sicurezza sul lavoro, grazie alla collaborazione con l’Università Telematica Uninettuno. Identica attenzione - suggerisce - deve poi essere riservata ai giovani studenti, nella convinzione che la cultura della sicurezza debba essere assimilata e interiorizzata già nei percorsi di istruzione scolastica, ancor più oggi alla luce dei percorsi di alternanza scuola-lavoro. E proprio nell’ambito della scuola l’Anmil ha realizzato e avviato una serie di iniziative, strutturate e modellate sui programmi di insegnamento, che si sono rivelate molto efficaci e ampiamente apprezzate e condivise a vari livelli, come i progetti Icaro e Silos».
La necessità di formare i lavoratori italiani per una cultura della sicurezza, secondo l’Anmil, investe anche il fenomeno del lavoro minorile. «Quello degli infortuni sul lavoro - afferma Franco Bettoni - è l’aspetto più grave ed estremo del fenomeno del lavoro minorile, già di per sé molto preoccupante per il nostro Paese. E’ l’ultimo anello di quella catena povertà-ignoranza-lavoro minorile che occorre spezzare quanto prima con un programma urgente di interventi che pongano come obiettivo primario la diffusione capillare, soprattutto tra i giovanissimi e gli studenti, della responsabilità e della cultura della sicurezza». 
«Purtroppo - avverte Bettoni- dati completi sugli infortuni occorsi a questa particolarissima categoria di lavoratori non sono disponibili, in quanto per i giovanissimi al di sotto dei 16 anni, che è l’età legale di accesso al lavoro stabilito dalla legge nazionale 29 del 2006, si tratta di lavoro irregolare che sfugge alle statistiche ufficiali». «I dati più recenti - ricorda - parlano di circa 6.000 infortuni sul lavoro occorsi a minori, ma si tratta soltanto di quella fascia di lavoratori legali di età 16-17 anni che vengono regolarmente denunciati dalle aziende; per gli altri, e sono certamente molti di più, i dati affondano nella immensa voragine del lavoro nero».

(16 Nov 2018 - Ore 13:54)

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