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"No alla discarica, sì a un termovalorizzatore"

"No alla discarica, sì a un termovalorizzatore"

L’idea del presidente del Circolo Energie per Fiumicino per porre fine all’emergenza rifiuti a Roma e nell’hinterland della Capitale. Azzolini: "Pronti sin da subito ad intavolare un dibattito costruttivo che porti a progetti propositivi"


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FIUMICINO – «La questione rifiuti, che fino a ieri sembrava interessare solo ed esclusivamente Roma Capitale, come era chiaro sin dall’inizio, raggiunge le porte della nostra Città, che dovrà subire passivamente le scelte errate di altre Amministrazioni, presenti e passate». E’ quanto si legge in un comunicato a firma di Orazio Azzolini, presidente del circolo Energie per Fiumicino, che prosegue: «La richiesta di realizzare una nuova discarica a Valle Galeria ha creato tantissimi malumori, non solo tra i residenti della stessa Valle, ma anche dai Municipi limitrofi e ovviamente dai cittadini di Fiumicino (in primis gli abitanti di Parco Leonardo) i quali vedranno appesantire un territorio già fortemente penalizzato. Sarebbe il caso finalmente di spazzare via un po’ di pregiudizi e farsi finalmente promotori di una possibilità di sviluppo e di ricchezza per il territorio, senza dover subire passivi le scelte degli altri, siamo ormai un Comune autonomo da più di 25 anni, è il momento di prenderci le nostre responsabilità. La creazione di una discarica (luogo dove vengono depositati/stoccati e fatti marcire in modo non selezionato e permanente i rifiuti solidi urbani e tutti gli altri rifiuti, anche umidi, derivanti dalle attività umane) ha sì la semplicità di risolvere velocemente ed economicamente un’emergenza, ma è altamente inquinante a causa delle emissioni dei gas in atmosfera e dei liquami che rilasciano. Il ciclo dei rifiuti è composto da 5 parti, e nessuna delle stesse può essere trascurata, in primis va ridotta al minimo la produzione dei prodotti non riciclabili (plastiche soprattutto), in secondo dobbiamo differenziare la raccolta in modo da recuperare più materiali possibili (arrivare almeno al 65%), terzo, serve un ciclo industriale che consenta il riutilizzo di quanto viene differenziato (filiere, centri di stoccaggio, etc.), quarto, occorre recuperare l’energia contenuta nella trazione residua dei rifiuti, attraverso gli impianti di termovalorizzazione ed infine, l’ulteriore residuo (da ridurre al minimo), andrà in discarica, e ciò rappresenta l’ultimo ed il più negativo, dei passaggi. I termovalorizzatori, dunque, fanno parte del ciclo dei rifiuti ed è la stessa economia circolare che impone il recupero energetico. In Italia dobbiamo fare i conti con l’effetto Nimby, acronimo inglese di Not In My Back Yard (‘non nel mio giardino’). Ed a questo di recente se ne è aggiunto un altro: il cosiddetto B.A.N.A.N.A, ossia Built Absolutely Nothing Anywhere Near Anything: ‘non costruire assolutamente nulla da nessuna parte vicino a niente’. Un paradosso, se si pensa che esistono esempi virtuosi di impianti realizzati nel centro di capitali europee, come la Danimarca. Qui, dove la quantità di rifiuti smaltiti tramite combustione è elevata, lo scorso anno è stato inaugurato un termovalorizzatore nel centro della capitale, Copenhaghen, e sul suo tetto è stata aperta una pista da sci (tecnologia italiana). Brucia circa 400mila tonnellate di rifiuti all’anno e permette di produrre elettricità, destinata a 62.500 abitazioni, e acqua calda a 160.000 unità abitative.
L’impatto ambientale, se ben concepito, potrebbe comunque ridurre le emissioni inquinanti, basta pensare che oggi i rifiuti sono destinati ad altre Città (Milano, Vienna, Rotterdam, etc.) attraverso un lunghissimo viaggio su Tir, treni o in navi. Questo avviene con costi enormi, economici e ambientali, visto il carburante impiegato per il trasporto Ricordiamo, che un termovalorizzatore, oltre che a ridurre la quantità di rifiuti, potrebbe portare enormi benefici economici al territorio, potrebbe far partire un indotto (tra filiere, recupero e spaccio dei prodotti) che porterebbe lavoro a centinaia di famiglie e soprattutto abbatterebbe le tasse locali. Siamo pronti sin da subito ad intavolare un dibattito costruttivo che porti ad idee e progetti propositivi a qualsiasi cittadino, comitato, associazione e forza politica interessata».


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