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Argentero cantore dell'amore al Traiano

 di LUCA GUERINI
CIVITAVECCHIA – Cosa unisce un volto televisivo e cinematografico come quello di Luca Argentero e il genio di William Shakespeare? La risposta la fornisce il regista Nicola Sforza: «Avremmo potuto fare uno spettacolo con Argentero che leggeva testi – ha commentato – perchè il pubblico vuole conoscere lui ed avrebbe comunque riempito i teatri, ma mi piace il fatto di aver accostato la scelta di Argentero per far conoscere l’autore inglese più rappresentativo del genere drammaturgico».
Andrà in scena domani al teatro Traiano lo spettacolo ‘‘Shakespeare, in love’’, un viaggio all’interno del “mondo shakespeariano”, un percorso fatto con lo sguardo fresco e appassionato di chi come lo stesso protagonista leggeva quei capolavori ai tempi del liceo. Lo spirito richiesto per intraprendere questo cammino è leggero ed entusiasta, perfetto connubio tra l’ingenuità di un “fanciullo” conquistato dalla potenza delle gesta dei principi guerrieri e la sensibilità dell’uomo avvinto dalla poesia del poeta anglosassone. Il lavoro svolto con maestria dal regista può considerarsi un incontro tra il gioco rozzo, semplice e affascinante del bambino che gioca a fare il teatro e la sapienza e la consapevolezza della portata che le parole scelte veicolano. Stili diversi in un percorso ricercato che lo stesso Argentero propone per il secondo anno consecutivo finalmente nella versione a due voci assieme alla moglie con la quale condivide il palcoscenico.
«La nostra forma di contaminazione consiste nell’utilizzare linguaggi diversi – spiega il protagonista Argentero – vogliamo parlare ad un pubblico presente e consapevole di essere il nostro interlocutore. Vogliamo usare un parlare basso, comune, facile per raccontare cosa ci ha indotti a portare sulle tavole di un palcoscenico questi temi e queste storie, parlare delle nostre emozioni, dei nostri ricordi. Poi, ad un certo punto la nostra parola non basta più. Per raggiungere i momenti alti, quelli dell’incontro tra la nostra emozione e il più elevato modo di esprimerla, abbiamo bisogno della “parola” shakespeariana».
La scrittura del poeta anglosassone non prevede pause ed alterna battaglie e tempeste a riflessioni e dialoghi privati. Non ci sono tempi morti, c’è un’idea di montaggio cinematografico, nelle opere dell’inglese. Shakespeare costruisce la sua azione per grandi sintesi, esige che l’attore le interpreti di conseguenza. Il nostro autore lavora per campi lunghi e primi piani, come in un film. I monologhi, in proscenio, sono detti agli spettatori, sono recitati davanti alla macchina da presa. Abbiamo bisogno di un attore cinematografico. Un ulteriore elemento-ingrediente da intercalare nel progetto è la trasformazione in canti e canzoni dei Sonetti di Shakespeare. Essi sospesso cantati dalla cantante, con la realizzazione ad hoc di una musica dedicata, ma in alcuni casi possono essere anticipati come versi dall’attore e poi convertiti in canti singoli o duetti. I biglietti sono in vendita presso il botteghino del teatro.

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