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Auto rubate all’estero e reimmatricolate: 9 indagati

La Polizia di frontiera in stretta collaborazione con la Dda ha smantellato un sistema criminale da diverse centinaia di migliaia di euro. Nella rete degli investigatori numerose persone tra assicuratori, carrozzieri e titolari di concessionarie tra Roma, Tivoli e Latina. Sequestrati due veicoli rubati, pronti ad essere imbarcati per il Marocco. Fari puntati sui traffici portuali

La Polizia di frontiera in stretta collaborazione con la Dda ha smantellato un sistema criminale da diverse centinaia di migliaia di euro. Nella rete degli investigatori numerose persone tra assicuratori, carrozzieri e titolari di concessionarie tra Roma, Tivoli e Latina. Sequestrati due veicoli rubati, pronti ad essere imbarcati per il Marocco. Fari puntati sui traffici portuali

CIVITAVECCHIA – Un sistema criminale collaudato e perfezionato in anni di esperienza, scoperto e smantellato dalla Polizia di frontiera in collaborazione con la Dda, dopo quasi cinque mesi di indagini. Tutto è partito da una serie di dubbi da parte degli agenti del vicequestore aggiunto Paolo Malorni sulla regolarità dei documenti di imbarco presentati durante un controllo al porto da un cittadino italiano, pronto a raggiungere la Spagna in auto. Accertamenti, controlli incrociati e riscontri oggettivi hanno portato gli uomini della squadra di polizia giudiziaria, agli ordini del sostituto commissario Archimede Pucci, a fare luce su un giro molto più ampio. Così è partita l’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Roma, Leonardo Frisani, che ha visto in azione anche la polizia tedesca. Perché è proprio dalla Germania che partiva il business. È lì infatti che venivano acquistati materialmente dei veicoli da rottamare, che ad un certo punto sparivano e magicamente riapparivano in Italia, quando delle auto dello stesso tipo venivano rubate e reimmatricolate con i dati dei rottami acquistati all’estero. Un trucchetto ben ingegnato, che ha funzionato per anni consentendo l’imbarco di autovetture ormai ‘‘pulite’’, che nella maggior parte dei casi partivano alla volta della Tunisa, del Marocco e della Mauritania. E non è tutto. Una volta raggiunti i paesi africani, i nuovi proprietari si disfacevano dei mezzi e una volta tornati in Italia inoltravano regolare denuncia di furto, intascando i soldi dell’assicurazione. Così con una spesa di partenza pari a circa 5mila euro, il sodalizio malavitoso riusciva a ricavare oltre 80mila euro per ciascun veicolo. La Polizia di frontiera, attraverso pedinamenti e intercettazioni, è riuscita a mettere le mani sulla banda operante principalmente sul territorio laziale, arrivando a denunciare nove persone tra Roma, Tivoli e Latina con l’accusa di ricettazione, riciclaggio e falso. Nella rete dei poliziotti sono finiti criminali comuni ma anche insospettabili assicuratori, carrozzieri, titolari di concessionarie e persone addette al disbrigo di pratiche automobilistiche. Al culmine dell’operazione la Polizia di frontiera hanno sequestrato al porto una Mercedes Cls 350 e una Bmw X6, pronte per essere imbarcate per la Spagna, da dove avrebbero raggiunto l’Africa. L’inchiesta prosegue per accertare eventuali collegamenti con Civitavecchia. 

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