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Carai condannato dalla Corte dei Conti

MONTALTO DI CASTRO – A dicembre la Procura della Repubblica di Civitavecchia aveva presentato la richiesta d’archiviazione in merito al procedimento a carico del sindaco di Montalto di Castro Salvatore Carai. Il procedimento, relativo all’anticipazione di 30mila euro (poi diventati 15mila) da parte del Comune per aiutare le famiglie di sei degli otto ragazzi accusati dello stupro di gruppo avvenuto nel 2007 ai danni di una quindicenne di Tarquinia, è destinato però ad essere segnato da nuovi colpi di scena. Con sentenza pubblicata in cancelleria lo scorso 19 aprile, la Corte dei Conti del Lazio ha condannato per danno patrimoniale il sindaco Salvatore Carai che dovrà risarcire l’erario dei soldi prelevati dalle casse comunali. Secondo la magistratura contabile non si è trattato di «sussidio con finalità sociali», ma di un prestito. Sarebbe stato fatto, dunque, «un uso distorto di fondi pubblici». Era una notte di marzo 2007 quando si consumò la presunta violenza in una pineta di Montalto Marina. Dopo gli arresti degli otto ragazzi, il primo cittadino stanziò 5mila euro per ciascuna delle famiglie «gravate – disse il primo cittadino – da una condizione di profondo disagio economico». Lo stanziamento generò subito polemiche, tanto che Carai, in quota Pd , rimase fuori dalle liste per le primarie del 2009. Il primo cittadino di Montalto di Castro, insieme al funzionario dei servizi sociali, Vittorio Esposito, dovrà adesso restituire all’erario 15mila euro. La cifra, secondo quanto si è potuto apprendere, sarebbe stata ridotta perché non tutti i componenti del ‘‘branco’’ usufruirono della somma stanziata. Secondo la sentenza della Corte dei Conti, l’erogazione di quel sussidio «non aveva finalità sociali, semmai era da paragonare ad un prestito, attività che spetta ad una banca e non ad un Comune».

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