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Cartellone 2010, si riparte con Montesano

Torna al Traiano uno degli interpreti più amati del teatro con la ‘‘sua’’ commedia ‘‘Un sogno di famiglia’’ In scena il 2 ed il 3 gennaio uno spettacolo amaro sui ‘‘valori’’ del nostro tempo: i reality show

Torna al Traiano uno degli interpreti più amati del teatro con la ‘‘sua’’ commedia ‘‘Un sogno di famiglia’’ In scena il 2 ed il 3 gennaio uno spettacolo amaro sui ‘‘valori’’ del nostro tempo: i reality show

ENRICOCIVITAVECCHIA – Si aprirà con la prima nazionale di ‘‘Un sogno di famiglia’’ il nuovo anno del teatro Traiano. La commedia in scena il 2 ed il 3 gennaio 2010 con due spettacoli alle 17 ed alle 21 è stato scritto da Enrico Montesano (che ne cura anche la regia) con Anna Maria Carli e Francesco Asioli. Un’inedita commedia con le musiche originali di Armando Trovaioli che ha già fatto registrare il tutto esaurito al botteghino. «Un’idea nata dalle riflessioni sugli accesi dibattiti e le innumerevoli analisi critiche sul successo e/o la presunta crisi dei reality show in Italia – spiega Montesano nelle note di regia – Una commedia divertente e amara sui “valori” del nostro tempo». Nella trama l’avventura della famiglia Torelli, una famiglia normale, che viene messa a dura prova dalla manipolazione e dalla strumentalizzazione operata dal media dominante, per fare spettacolo e per suscitare la curiosità e l’affezione di quel “certo” grande pubblico, affetto da telefagìa. In una realtà televisiva dove non basta più apparire per essere, ma è necessario anche essere attori di se stessi, la famiglia si presta al gioco, certa dei legami profondi che legano l’uno all’altro tutti i componenti, certa che il mondo dello spettacolo oggi può cambiare la vita anche della gente normale. «Non ho mai affrontato fino ad ora un testo di questo genere – conclude Montesano – diffidavo dell’eccessiva definizione di cui sono relatori i personaggi, dell’eccessiva pro grammaticità che, in genere, abita questo tipo di drammaturgia dedicata all’oggi. Il teatro mi sembra, infatti, da sempre, inestricabilmente legato alla possibilità vertiginosa di far vacillare le nostre certezze, conducendoci in luoghi ignoti, attraverso una lingua di cui non afferriamo mai del tutto il senso».

Mat. Mar.

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