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Chiesa di S. Lucia tra vegetazione e baracche abbandonate

La denuncia di Riccardo Tardioli dell’associazione ‘‘noi di Montalto e Pescia’’ «Così l’amministrazione coltiva le nostre radici»

La denuncia di Riccardo Tardioli dell’associazione ‘‘noi di Montalto e Pescia’’ «Così l’amministrazione coltiva le nostre radici»

MONTALTO DI CASTRO – La chiesa di Montalto abbandonata e nel degrado. La denuncia è di Riccardo Tardioli dell’associazione ‘‘Noi di Montalto e Pescia’’. «Vorrei denunciare una situazione credo nota a tutti – dice Tardioli – ma denunciata da pochi o forse nessuno, per il noto clima di omertà che ormai dilaga nel nostro paese, alimentato dalla paura di eventuali ‘‘stupidi ricatti’’ da parte di qualcuno». «Si tratta – spiega il cittadino – dello stato di abbandono in cui versa la chiesa di Santa Lucia, ad oggi sopraffatta dalla vegetazione e da baracche abbandonate. Il mio interesse verso questo edificio nasce in parte dalla mia formazione professionale, ma in particolar modo da quella carica emotiva che mi spinge ad interpretare il sentimento comune dei cittadini di Montalto di Castro, che si sentono legati a quella piccola chiesa per la devozione alla tradizione religiosa dei Santi Patroni Quirino e Candido, o per un più semplice attaccamento a quel luogo per ragioni personali o storiche». «Immagino che le nuove generazioni ignorino quasi del tutto l’esistenza di questo edificio – dice Tardioli – nei pressi del quale la leggenda vuole che siano stati rinvenuti i resti dei due martiri, soldati romani che si sono rifiutati di abiurare il cristianesimo preferendo piuttosto la morte. La struttura risulta essere ad aula unica e con copertura a capanna, sebbene il tetto sia del tutto crollato. La facciata ospita un portale centrale e due aperture laterali, probabilmente finestre, mentre poco al di sotto del colmo del tetto si trova un lucernario di forma circolare, facente funzione di rosone. All’interno, ciò che colpisce non è tanto la maestosa cornice rossa posta al di sopra dell’altare – che doveva ospitare qualche immagine sacra – bensì le piccole epigrafi in marmo poste lungo le pareti della chiesa. In queste epigrafi si leggono, per fortuna ancora molto bene, i nomi di cittadini montatesi: si tratta dei caduti in guerra, la cui memoria tace dimenticata, irrispettosamente, tra le rovine di quelle mura». «Il mio desiderio – prosegue il montaltese – come penso quello di tanti altri, è quello di rivalorizzare questo sito, senza la necessità di realizzare opere faraoniche come si vociferava tempo fa, quando sembrava che qualcuno si fosse accorto del degrado in cui versava la chiesa». «Basterebbe una semplice pulizia e riqualificazione del luogo – conclude Tardioli – un consolidamento delle strutture, un ripristino della copertura e, magari, un percorso pedonale guidato che conduca mediante pannelli informativi – non soltanto alla chiesa in sé – ma all’interno di quella tradizione religiosa dei Santi Martiri Quirino e Candido. Riappropriarsi di uno dei luoghi, così caro ai suoi cittadini e strettamente legato alla storia del nostro paese, sarebbe doveroso, indipendentemente dal proprio, presente o meno, fervore religioso».

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