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Cie, Mazzola scrive a Napolitano

Il Sindaco di Tarquinia ha inviato una lettera al presidente della Repubblica per ribadire la contrarietà al progetto «Nessun ministro del Governo ha ancora fornito chiarimenti sulla realizzazione di un centro di identificazione ed espulsione alla ex polveriera San Savino. Io devo scongiurare il pericolo che la nostra città possa diventare una nuova Rosarno»

Il Sindaco di Tarquinia ha inviato una lettera al presidente della Repubblica per ribadire la contrarietà al progetto «Nessun ministro del Governo ha ancora fornito chiarimenti sulla realizzazione di un centro di identificazione ed espulsione alla ex polveriera San Savino. Io devo scongiurare il pericolo che la nostra città possa diventare una nuova Rosarno»

TARQUINIA – Il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola ha scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La missiva indirizzata al capo dello Stato nasce dalla volontà del primo cittadino di ribadire la ferma contrarietà all’ipotesi di realizzare un Cie (Centro d’Identificazione ed Espulsione) all’interno dell’ex polveriera San Savino e per far sentire le istanze della città, alle quali non è mai stata data nessuna risposta ufficiale da parte dei ministri del Governo. «La stima che nutro nei suoi confronti mi spinge a scriverle per comunicarle le perplessità, i dubbi e il personale scontento riguardo alla possibilità di ospitare un Cie a Tarquinia – scrive Mazzola nella lettera – Queste strutture, istituite in ottemperanza a quanto disposto da una legge che ben conoscerà e nate per far fronte ad un’emergenza, non sono quasi mai ex novo, ma anzi, impiantate in edifici già esistenti, a loro volta dismessi, spesso fatiscenti e al limite della vivibilità. Decisamente, non proprio sistemazioni esemplari, spesso non abbastanza grandi, sovraffollate e con condizioni igieniche carenti. Bene, il ministero dell’Interno avrebbe individuato un’area, mi permetta la vena polemica, ‘‘perfetta’’ da questo punto di vista per dare vita a un nuovo Cie: l’ex polveriera ‘‘San Savino’’, un ex deposito di munizioni con caseggiati in rovina, nessun allaccio alla rete fognaria e all’acquedotto, ubicato su un terreno a rischio di esondazioni e, come se non bastasse, a ridosso della zona archeologica (Tarquinia, culla della civiltà etrusca e dichiarata patrimonio dall’Unesco) e ai piedi di uno dei belvedere più suggestivi della città medievale». «Non posso fare a meno – prosegue il Sindaco – di pensare che il rispetto per il prossimo e la solidarietà andrebbero disattesi nel caso in cui un nuovo Cie dovesse prendere vita a Tarquinia». «Quanto veramente mi ha lasciato e mi lascia basito – incalza il primo cittadino – però, è che da mesi rincorro con ogni mezzo gli uffici e gli enti preposti in cerca di chiarimenti: mai nessun ministro del Governo ha risposto ufficialmente per iscritto e mai nessun altro si è degnato di dare riscontro alle mie domande. Si prendono decisioni che riguardano la ‘‘mia’’ bellissima città; e io vengo ignorato. Si dispone del futuro di un intero paese ma al momento delle spiegazioni nessuno risponde. Tutti sanno ma nessuno parla, o conferma, o smentisce. Questo, mi creda, è il trattamento che nessuno di noi vorrebbe ricevere dalle istituzioni». «Ora – conclude Mazzola – quanto mi auguro possa scaturire da queste mie sentite, ma anche rammaricate parole, è che io possa essere, finalmente, ascoltato. In qualità di sindaco, devo scongiurare il pericolo che Tarquinia possa diventare una nuova Rosarno (tolti ovviamente i problemi di ingerenza mafiosa) e, allo stesso tempo, devo adoperarmi per attuare tutto quanto possa essere d’aiuto agli immigrati, non privandoli mai dei diritti umani».

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