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Cinquanta lavoratori in protesta al Porto

di LUCA GUERINI

CIVITAVECCHIA – Una protesta che coinvolge quasi cinquanta lavoratori a chiamata della Tirrenia di fronte alla sede del Polo Idrogeno dove da giorni sono costretti a vivere i ragazzi, la maggior parte provenienti dalla Campania. “Nessuno ci chiama – lamentano i lavoratori – abbiamo finito i soldi perchè la Tirrenia non effettua chiamate da alcune settimane e quindi siamo costretti a dormire e lavarci in questa struttura o in spiaggia. Siamo tutti ragazzi con dei figli a casa e non abbiamo lavoro, non si sa perchè. Ci troviamo qui e vorremmo rientrare a casa, ma le nostre mogli ci hanno detto che se torniamo senza soldi ci mettono le brandine di fuori. Nessuno ci chiama e non ne sappiamo il motivo, certo è che non possiamo più vivere in queste condizioni”. A fianco dei lavoratori sono scese in campo Simona Ricotti e Luciana Ceppolino con quest’ultima che ha prospettato due interventi, ossia chiedere alla Capitaneria di Porto di fare dei controlli sulla sicurezza (dato che la mancata chiamata di nuovi lavoratori implica carichi di lavoro superiori per chi occupato all’interno della nave, ndr) e un’ intervento nel corso del Comitato Portuale “perchè non è possibile assistere a situazioni del genere, in cui la dignità dei lavoratori, delle persone viene così svilita al punto da costringerli al bivacco”.
“E’ assurdo – ha dichiarato Simona Ricotti – che la Tirrenia continui a fare chiamate per garzone di camera e di cucina, quando sa benissimo che non ci sono. La società dovrebbe invece iniziare a chiamare i lavoratori “piccoli”, impiegandoli poi anche in quelle mansioni, perché sono all’altezza di svolgere quei compiti. Alcuni degli scioperanti sono, infatti, lavoratori di camera, altri di macchina, altri ancora di cucina o elettricisti, ma nessuno viene chiamato a lavorare.

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