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Civita boccia Arrow Bio

L’assessore provinciale all'Ambiente: «Non c’è nessun impianto miracoloso per i rifiuti. Allo stato attuale non può essere realizzato né in Italia né in Europa. La normativa israeliana è molto diversa dalla nostra. Ad esempio da noi è vietato il trattamento manuale dei rifiuti cosa che invece avviene in questo brevetto innovativo. Rinnoviamo la nostra disponibilità sia per un contributo economico sia per stilare un piano di raccolta differenziata»

L’assessore provinciale all'Ambiente: «Non c’è nessun impianto miracoloso per i rifiuti. Allo stato attuale non può essere realizzato né in Italia né in Europa. La normativa israeliana è molto diversa dalla nostra. Ad esempio da noi è vietato il trattamento manuale dei rifiuti cosa che invece avviene in questo brevetto innovativo. Rinnoviamo la nostra disponibilità sia per un contributo economico sia per stilare un piano di raccolta differenziata»

CIVITAVECCHIA – «Non c’è nessun impianto miracoloso che può sostituire il duro lavoro quotidiano di fare la raccolta differenziata. Noi dobbiamo chiudere le discariche, creare impiantistica moderna ma dobbiamo impegnarci per sensibilizzare i cittadini e creare le condizioni organizzative per fare la differenziata. I rifiuti sono una risorsa». Queste le parole di Michele Civita, assessore alle Politiche del Territorio e Tutela ambientale della Provincia di Roma, intervenuto questo pomeriggio in occasione del convegno organizzato dal Pd ‘‘Emergenza rifiuti a Civitavecchia: soluzioni e prospettive’’. Una dichiarazione quella dell’assessore provinciale totalmente dissonante con quanto sostenuto dal sindaco Moscherini: per Civita il brevetto Arrow Bio non è fattibile. «C’ero anche io – ha precisato – qualche settimana fa con Zingaretti in Israele in visita all’impianto. Questo brevetto per ora ha difficoltà ad essere realizzato non solo in Italia ma in Europa perché le modalità di gestione e trattamento dei rifiuti è diversa e perché la normativa israeliana è molto diversa da quella dei paesi dell’Ue». L’assessore all’ambiente ha quindi elencato alcuni dei motivi per i quali Arrow Bio al momento attuale non può essere installato e messo in funzione in Italia. «In Italia ad esempio – ha spiegato – è vietata la manipolazione da parte delle persone del rifiuto tal quale, quello generico gettato nei cassonetti, cosa che avviene invece con il sistema israeliano proprio all’inizio la separazione del rifiuto che è fatta anche manualmente. In Arrow Bio si usa poi molta acqua per dividere i rifiuti e differenziarli, ma quest’acqua non viene depurata, cosa che da noi andrebbe fatta. Anche i fanghi che rimangono, le scorie, sono equiparati ai fanghi di natura industriale, andrebbe quindi costruito un depuratore. L’acqua che esce dal trattamento in Israele viene utilizzata come fertilizzante, da noi non solo è impensabile, ma sarebbe una forma del tutto illegale dell’utilizzo dell’acqua». Alla luce di queste precisazioni Arrow Bio pare tutt’altro che la panacea all’emergenza civitavecchise. «Servono verifiche e cambiamenti normativi – ha concluso Civita – adattamenti e investimenti che poi devono dimostrare che sia sul serio sostenibile dal punto di vista economico».
Insomma un chiaro invito quello dell’assessore all’ambiente a mettersi a lavoro fin da subito per iniziare la raccolta differenziata porta a porta. “Le discariche – ha aggiunto Civita – costano, si stanno esaurendo tutte e hanno anche un costo ambientale insostenibile. Per queste ragioni l’Europa, lo Stato e la Regione ci hanno dato obiettivi importanti per raggiungere entro il 2011 il 50% di raccolta differenziata. Come Provincia siamo attivi e stiamo dando un contributo ai comuni per raggiungere entro il più breve tempo possibile livelli buoni di differenziata. È un processo complesso. Rinnoviamo l’invito a Civitavecchia e siamo disponibili a collaborare con il Comune sia con un contributo economico sia per la stesura di un progetto. Come contributo medio ci aggiriamo attorno a 25/28 euro ad abitante. Nella Provincia di Roma attualmente sono 52 comuni, 250mila abitanti ma puntiamo entro breve a raggiungere quota 800mila.I nostri contributi vengono erogati il primo anno per il passaggio dalla tradizionale raccolta dei rifiuti al porta a porta e paghiamo tutti i costi aggiuntivi. Il primo anno è quello più impegnativo, perché significa fare investimenti per acquistare nuovi cassonetti più piccoli, significa organizzare il servizio, comunicare con i cittadini e organizzare un nuovo sistema di raccolta. Stiamo inoltre aiutando i comuni ad organizzare il sistema logistico del porta a porta con l’installazione anche di isole ecologiche. Ci è giunto un progetto del comune di Civitavecchia di isola ecologica e appena avremo fondi regionali a disposizione lo finanzieremo”.

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