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Civitavecchia si scopre ‘‘città delle rivoluzioni’’

Successo questo pomeriggio  a SpazioLibero per il secondo appuntamento con le conferenze dedicate ai momenti più importanti della storia locale Lo studioso Carlo del Paolis ha relazionato sugli eventi che si sono susseguiti dal 1799 al1849, quando la borghesia nostrana ha imbracciato i moschetti per partecipare ai moti risorgimentali

Successo questo pomeriggio  a SpazioLibero per il secondo appuntamento con le conferenze dedicate ai momenti più importanti della storia locale Lo studioso Carlo del Paolis ha relazionato sugli eventi che si sono susseguiti dal 1799 al1849, quando la borghesia nostrana ha imbracciato i moschetti per partecipare ai moti risorgimentali

CARLOCIVITAVECCHIA – Un folto pubblico ha partecipato questo pomeriggio presso la sede di SpazioLibero al secondo appuntamento con il ciclo di conferenze sul ‘‘Tempo ritrovato: Civitavecchia ieri, oggi e domani – temi e momenti della storia locale’’. Lo storico civitavecchiese Carlo del Paolis ha relazionato sul tema ‘‘1799 – 1849 La città e le rivoluzioni’’. De Paolis ha quindi preso il testimone da Giovanni Insolera che dieci giorni fa aveva raccontato la ‘‘nascita della civitas’’ dai racconti di Jean Baptiste Labat. Ieri pomeriggio invece il pubblico ha viaggiato indietro nel tempo fino al 1700, quando la città inizia ad espandersi come porto commercialer. «Il ‘700 – ha spiegato De Paolis – è un secolo fondamentale per Civitavecchia. Innanzitutto c’è una espansione demografica perchè la città passa da 3000 abitanti a circa 10.000. In quegli anni per le vie del centro e nel porto c’erano soprattutto soldati, religiosi ma anche molti galeotti o forzati, che venivano ‘‘utilizzati’’ come rematori nelle galere pontificie». De Paolis inoltre ha ricordato che proprio in quegli anni inizia ad emergere una forte borghesia e la nascita di alcune famiglie che ancora oggi vivono in questo territorio come i Gargiullo, i Biferali, gli Scotti, i Mori, i Zacchei e i De Paolis. «Nella popolazione – ha proseguito lo storico – è sempre stata presente ieri come oggi una forte impornta partenopea o meglio napoletana. Molti immigrati dalla campania infatti si stabilirono nel ghetto e crearono una vera e propria città nella città. Un esempio di questo processo è visibile anche nella tradizione religiosa: Civitavecchia ha Santa Firmina al Ghetto molti fedeli veneravano Sant’Antonio». Ma ciò che più ha cambiato le sorti future della città è stato sicuramente il porto, che proprio nel ‘700 abbraccia definitivamente la sua vocazione commerciale. «Fino ad allora – ha concluso De Paolis – attraccavano sui moli galere pontificie che combattevano i pirati provenienti dal nord africa. Nel 1741, a confermare l’inverzione di tendenza c’è l’estensione della franchigia (porto franco) con un atto di papa Benedetto XIV a tutta la città. Nasce il collegio dei mercati e successivamente con il chirografo papa Clemente XIII Porta Livorno oltre che porta d’ingresso alla città viene deliberata come attracco portuale dedicato alle merci».
Mat. Mar.

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