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De Paolis e Peciola: "Solidarietà ai pastori"

Critiche al Governo anche da parte di Luciani ed Abbondati 

Critiche al Governo anche da parte di Luciani ed Abbondati 

CIVITAVECCHIA – “Come Gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà della Provincia di Roma esprimiamo piena solidarietà al movimento dei pastori sardi che questa mattina è stato bloccato nel porto di Civitavecchia dalle forze dell’ordine che gli ha impedito di raggiungere la Capitale per manifestare. E’ inammissibile che ancora una volta il Governo scelga la strada della repressione, chiudendo le porte al dialogo con i lavoratori, così come ha fatto nei giorni scorsi con il movimento degli studenti, dei ricercatori e dei precari. Gli agricoltori e gli allevatori sardi da anni subiscono fortissimi disagi economici, aggravati da una crisi che ha reso ancora più gravi le loro condizioni e moltissime sono le aziende in stato di fallimento. Questo Governo rappresenta sempre di più un pericolo per la democrazia del nostro Paese, dimostrando tutta la sua incapacità ad affrontare le nuove questioni sociali frutto della crisi economica che sta attraversando tutta l’Italia”. Lo dichiarano in una nota Gino De Paolis e Gianluca Peciola, consiglieri di Sinistra Ecologia e Libertà in Provincia di Roma, ai quali si aggiungono Guglielmo Abbondati Coordinatore Regionale di Sel Lazio ed Enrico Luciani, Coordinatore della segreteria dei circoli di Sel Civitavecchia. “Quello che è accaduto oggi a Civitavecchia è gravissimo ed è la conferma del regime che il governo Berlusconi intende instaurare nel Paese, cancellando ogni possibile forma di protesta e disagio sociale che la crisi economica sta acuendo. Gli agricoltori e gli allevatori sardi – hanno spiegato Abbondati e Luciani – da anni subiscono fortissimi disagi economici di una politica agricola dell’Ue che spesso ha imposto loro misure inique. Questa crisi ha aggravato ancor di più la loro condizione e moltissime sono oggi le aziende in stato di fallimento. La giusta protesta del movimento dei pastori sardi, a cui oggi è stato impedito il diritto di manifestare, è un grido di allarme sul futuro dell’intero settore agricolo dell’isola, che per molti anni ha rappresentato con il turismo gli assi portanti dell’economia e della società sarda”. 
  

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