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Edilfondiaria: il Patto lo facciamo noi

La società esce allo scoperto: «Ci interessa partire con i lavori, non polemizzare con il Consorzio Olivieri». Il legale: «Le aree sono dei miei clienti, unici interlocutori del Comune per realizzare i progetti» 

La società esce allo scoperto: «Ci interessa partire con i lavori, non polemizzare con il Consorzio Olivieri». Il legale: «Le aree sono dei miei clienti, unici interlocutori del Comune per realizzare i progetti» 

CIVITAVECCHIA – Sul Patto Territoriale non si può più parlare di incertezze: sul fronte pubblicistico ed amministrativo decide il Comune, mentre sul fronte privato rileva la proprietà delle aree su cui realizzare i progetti. E’ con questo ‘‘ragionamento’’, suffragato dalla ormai famosa sentenza della Corte di Cassazione, che la Edilfondiaria esce allo scoperto, proponendosi sostanzialmente come l’unico interlocutore per l’amministrazione comunale per far diventare realtà più di 15 anni di progetti legati al Patto. A parlare, per conto della società alla quale è stata riconosciuta in Cassazione la proprietà dei terreno dello Sterpeto, è l’avvocato Fabio Massimo Ventura (nella foto). «Leggendo le dichiarazioni rese dal Consorzio Olivieri – afferma il legale – sembrerebbe quasi che siano sopraggiunti fatti nuovi che avrebbero riaperto un nuovo capitolo nella vicenda proprietaria che negli ultimi 18 anni ha interessato i terreni in questione». In realtà, secondo Ventura non è così: «Per la Edilfondiaria – spiega , ricostruendo in estrema sintesi la vicenda sotto l’aspetto processuale del contenzioso privato – la questione era già chiara quando 18 anni fa ha avuto ad acquistare i terreni, tant’è che già nel 1994 il Tribunale di Civitavecchia si era pronunciato trasferendone la proprietà alla Edilfondiaria. La Corte di Appello di Roma prima e la Corte di Cassazione poi hanno finalmente messo la parola fine a questo lungo contenzioso. E’ un fatto, pertanto, incontestabile, e sul quale non è intenzione della mia cliente di farsi trascinare in alcuna ulteriore polemica, che ad oggi proprietaria dei terreni è la sola Edilfondiaria». E sugli aspetti di carattere, per così dire, ‘‘pubblicistico’’? Il Consorzio Olivieri fa leva, nella propria strategia di ‘‘contrattacco’’, sulla pubblica utilità del Patto e delle opere con esso approvate. «Per la titolarità del Patto – replica l’avvocato – vale lo stesso ragionamento fatto in precedenza. Il Patto non ha, infatti, un proprietario, perché chi decide è in ogni caso il Comune di Civitavecchia. L’essere proprietaria dei terreni rende, a nostro avviso, la Edilfondiaria il solo soggetto al quale il Comune di Civitavecchia potrà semmai affidarne la realizzazione. Viene difficile d’altra parte pensare che il Patto possa essere portato avanti da chi non è ZONAproprietario delle aree sulle quali poi le opere dovranno essere realizzate. Sotto questo profilo c’è evidentemente ancora molto da fare. V’è ad esempio da risolvere la questione dei debiti lasciati dalla vecchia proprietà sui terreni, problema questo che stiamo però risolvendo». Nei giorni scorsi, infatti le banche interessate avevano avviato la procedura per il recupero dei crediti sui prestiti garantiti dagli oltre 100 ettari di terreno in querstione, con un’asta fissata per il prossimo mese di febbraio. La nuova proprietà di Edilfondiaria è però già proiettata sulle prospettive che si apriranno per il territorio grazie alla concretizzazione dei progetti del Patto: «Ci saranno da creare, d’intesa con il Comune – riprende l’avvocato Ventura – le giuste condizioni per attrarre sul Patto l’interesse degli operatori economici internazionali perché è evidente che una iniziativa di queste dimensioni non può non passare anche per questo ragionamento. La Edilfondiaria è pronta e disponibile a collaborare fin da subito con l’Amministrazione per fare tutto quanto necessario a cominciare i lavori il prima possibile». «Insomma – conclude il legale – deve essere chiaro, a questo punto, che se questa situazione di generata e apparente incertezza avesse a protrarsi, perché di una vera incertezza non si può certamente parlare davanti ad una sentenza della Cassazione, la prima ad essere danneggiata non potrà che essere l’economia dell’intera città. Per questo ci attendiamo di potere subito cominciare a lavorare».

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