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Ex Pio istituto S. Spirito: nuovi contratti e saldo del pregresso

L’Università Agraria pronta a concludere uno dei contenziosi più longevi della storia di via Garibaldi Nel consiglio del 3 febbraio i canoni sui terreni saranno adeguati in funzione della presenza di tare e scarti

L’Università Agraria pronta a concludere uno dei contenziosi più longevi della storia di via Garibaldi Nel consiglio del 3 febbraio i canoni sui terreni saranno adeguati in funzione della presenza di tare e scarti

TARQUINIA – L’Università Agraria di Tarquinia ha di fatto risolto uno dei contenziosi più longevi della storia dell’ente di via Garibaldi. A sancirlo è il provvedimento che sarà varato con il prossimo consiglio dell’Agraria fissato per il 3 febbraio. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso iniziato negli anni ottanta, quando l’ente ereditò mediante transazione i terreni che appartenevano al Pio Istituto Santo Spirito. La vicenda, tra le altre cose, riguarda intere famiglie di Tarquinia. Oltre 500 ettari che le stesse famiglie conducevano in forza di un contratto e che di fatto non hanno mai rilasciato. «L’impegno fin dalla scorsa consigliatura – spiega l’assessore Renzo Bonelli – è stato quello di trovare una soluzione che non penalizzasse l’Ente e che tenesse conto della storia e della fatica di chi aveva da sempre lavorato quelle terre. Già lo scorso consiglio aveva approvato linee guida che hanno portato a risolvere buona parte delle questioni pendenti».
Nuovi contratti e pagamento dei canoni pregressi sono alla base delle scelte dell’ente che ha puntato sulla formula uguali per tutti. «Una strategia che sta dando ottimi risultati con i primi contratti firmati, e la regolarizzazione di questioni decennali – dice Bonelli – L’ultimo atto sarà varato dal prossimo consiglio e riguarda le modalità di adeguamento dei canoni in funzione della presenza di tare o scarti. Un meccanismo che vuole guadare oltre quanto fisiologicamente presente, per sostenere quelle situazioni particolarmente vessate. Obbiettivo, non lasciare in balìa degli eventi, appezzamenti di terreno più o meno grandi. A carico dei firmatari anche il pagamento di imposte e tasse, Ici compresa, strategia diffusa che vuole far gravare il tributo su chi di fatto gestisce e gode del terreno». «È questa – conclude Bonelli – la filosofia che deve essere applicata dall’ente che sta alla base dei rinnovi contrattuali, un modo per evitare che questo ingiusto tributo ricada su tutti indiscriminatamente».
«In sostanza – spiega il presidente Alessandro Antonelli – Si tratta di una procedura già oggetto del provvedimento dello scorso anno. La delibera in questione nasce per le zone particolarmente disagiate. In tutto, sono una quindicina le aziende interessate, per le quali il canone è stato fissato a 110 euro per ettaro. In precedenza l’equocanone veniva calcolato in cifre variabili che non superavano i 60 euro per ettaro. La differenza, a titolo di pregresso, sarà rifusa all’ente con rate pari alla durata del contratto, fissato in anni 7 più 7, se non si verificano inadempienze».

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