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Fials Confsal: "Per rientro del debito la regione usi i beni Asl"

TARQUINIA – “Entro la fine di questo mese la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, in qualità di commissario ad acta per la Sanità, dovrà presentare al Governo il piano di rientro dal debito. Ma il corposo documento è totalmente privo di misure in grado di garantire un gettito di denaro certo. Infatti è totalmente assente l’estimo dei beni dell’ex Pio Istituto di Santo Spirito, delle ex casse mutue Inam, Enpas, Inadel già proprietari di immobili e terreni del valore di decine di miliardi di euro. Beni che ormai sono parte integrante del patrimonio delle Asl e che potrebbero essere messi a frutto per sanare l’intero deficit sanitario nel quale imperversa la nostra Regione”. Lo dichiara in una nota il segretario regionale della Fials Confsal Gianni Romano a margine di un’assemblea straordinaria di tutte le componenti sanitarie distrettuali che compongono l’Organizzazione nelle Asl, aziende ospedaliere, policlinici e Irrcs. “La presidente Polverini, come ci si aspetta da un avveduto e impegnato amministratore, dovrebbe verificare capillarmente tutto il patrimonio immobiliare ereditato dalle Asl a seguito della legge di riforma del Servizio Sanitario Nazionale dall’ex Pio Istituto di Santo Spirito e dalle ex Casse mutue assistenziali. Così facendo vedrà che l’ammontare è enorme: comprende anche gli ospedali del San Giacomo, San Filippo Neri, San Camillo, Forlanini, Sant’Eugenio e una consistente porzione del Policlinico Umberto I. E su questo ammontare – prosegue Romano – incidere con operazioni immobiliari rivalutative potrebbe essere una chiave di volta per ripianare i debiti pregressi senza intaccare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e le carriere dei dipendenti che invece sarebbero a rischio procedendo con un piano di rientro senza risorse fresche di cassa. Si tratta di circa 18mila ettari di tenute in zone di pregio, tra Santa Severa e Palidoro, altri 41 stabili nella Capitale, 266 appartamenti, palazzi d’epoca in centro, decine e decine di fabbricati a Monteromano, Castel di Guido, Tarquinia, Palidoro e Santa Severa”. “Difatti sia mettere a frutto porzioni di questi immobili, sia procedere alla parziale ipoteca di alcuni edifici, terreni o anche complessi di fabbricati e altrettanto rivalutare i canoni di locazione dei beni affittati secondo le scadenze contrattuali produrrebbe entrate consistenti. Insomma per fare cassa – conclude Romano – invece, di mettere le mani in tasca ai cittadini imponendoulteriori imposte percentuali su Irap e Irpef, questa è una soluzione non solo praticabile in tempi rapidi ma soprattutto potrebbe essere foriera di operazioni finanziarie lodevoli visto che il patrimonio, se dovutamente gestito, si aggirerebbe su miliardi di euro”.

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