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Gabriel Farcas è stato assassinato

I primi rilievi autoptici confermano l’ipotesi dell’omicidio per strangolamento Si attendono però conferme dai risultati degli esami tossicologici e sui tessuti

I primi rilievi autoptici confermano l’ipotesi dell’omicidio per strangolamento Si attendono però conferme dai risultati degli esami tossicologici e sui tessuti

TARQUINIA – Omicidio per strangolamento. Gabriel Farcas sarebbe stato ucciso così. Ripartono dunque da qui le indagini dei carabinieri di Tarquinia e del Nucleo investigativo di Viterbo per capire cosa sia accaduto al metalmeccanico rumeno rinvenuto cadavere la mattina del 14 ottobre nella macchia di Sant’Agostino. L’autopsia, eseguita dalla dottoressa Broccoli all’istituto di medicina legale al Verano, sembra infatti aver confermato l’ipotesi dell’omicidio, probabilmente avvenuto per strangolamento. Saranno tuttavia i risultati degli esami tossicologici e sui tessuti a confermare quella che allo stato attuale resta ancora un’ipotesi. Solo gli esami tossicologi potranno consentire di escludere l’eventuale avvelenamento del ragazzo o l’assunzione di droghe. Si cercano anche tracce di corda o altro utilizzati dal presunto assassino per commettere il delitto. Altri giorni di attesa, dunque, prima di avere un quadro chiaro del giallo di Sant’Agostino attorno al quale sono in molti ad interrogarsi. Stamattina ennesimo vertice presso la stazione dei carabinieri di Tarquinia alla presenza del comandante provinciale giunto da Viterbo. Si continuano a cercare valigie, cellulare e computer: tutti misteriosamente scomparsi. Ancora da spiegare la vicenda legata alla rottamazione della macchina, per la quale Farkas ha pagato 80 euro, pur essendo l’auto in ottimo stato e rivendibile al mercato dell’usato con un guadagno sicuro di 5-6mila euro. OMICIDIOOggi i carabinieri guidati dal luogotenente Stefano Girelli si sono di nuovo recati presso l’impianto di demolizione auto di Sorrentino. Ma non è chiara la motivazione. Le indagini proseguono nel massimo riserbo. Nuovo sopralluogo presso l’abitazione della madre e del fratello, a Civitavecchia, dove già nei giorni scorsi sono stati prelevati i pochissimi oggetti e indumenti lasciati dal ragazzo. Tutto riparte da un mese fa, quando il romeno si è personalmente recato presso l’impianto di demolizione auto di Sorrentino, situato al chilometro 42 della Braccianese Claudia, a Civitavecchia. Proprio qui, sabato pomeriggio, i carabinieri della stazione di Tarquinia hanno ritrovato l’Alfa Romeo 156 station wagon che cercavano da giorni. Farcas, stando alle dichiarazioni del titolare dell’azienda voleva rottamare la macchina «perché non funziona bene il volante e poi perché è troppo costoso portarla in Romania». Una dichiarazione che, tra le altre cose, stona anche con la versione in base alla quale il ragazzo avrebbe detto di essere in procinto di andare a lavorare a Venezia. Resta il mistero su chi abbia accompagnato Gabriel presso l’impianto di rottamazione sulla Braccianese. Il ragazzo, secondo il racconto di Sorrentino, era «vestito in jeans e maglietta, o forse giubbino, beige, e dopo aver consegnato la macchina si è allontanato a piedi. Da solo». Dove e con chi è ancora un mistero. Certamente non è quello il giorno della sua morte. Gli indumenti infatti non coincidono: il cadavere, come si ricorderà, è stato trovato in maglietta e pantaloncini. Il romeno avrebbe inoltre avuto nei giorni a seguire altri contatti in famiglia. Sarebbe dunque andato a casa, senza riferire ad alcuno la decisione di rottamare la macchina. Oppure qualcuno lo sapeva e non l’ha dichiarato agli inquirenti. Ma se non si è suicidato, chi può aver indotto Gabriel Farcas ad agire in questo modo? E perché? Forse il ragazzo era ricattato? Da chi, dalla stessa persona che poi ha deciso di ucciderlo? A questo punto si va verso la ricerca dell’assassino.
Ale.Ro.

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