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Guerrini, l’ultimo ‘‘tafazziano’’ del Pd

di GIAMPIERO ROMITI

MARINA (1) – Non demorde l’illustre pneumologo prestato alla politica, Mauro Guerrini. I lavori al viale Garibaldi, fermi da mesi, lo hanno privato della sua invidiabile flemma (molto inglese!) e reso nervoso. Un giorno sì e l’altro pure rompe i timpani (e non solo …) con il motivetto-tormentone «Basta con la vergogna delle betonelle accatastate di fronte alla piscina di Largo Galli. Ridiamo la bellissima passeggiata ai cittadini». Così, tanto per non correre il rischio di allontanarsi dalla realtà, ricordiamo che il bravissimo medico è consigliere comunale e siede sui banchi dell’opposizione in quanto piddino. Questo non gli impedisce però, ormai con sospetta continuità ed apprezzabile disinvoltura, di fare gli occhioni dolci al Marchese del Pincio che volentieri nei languidi sguardi si tuffa con tutte le scarpe. Insomma Guerrini, visto il cambio di passo registratosi con l’avvento alla segreteria di Patrizio De Felici, pare sia l’ultimo dei “tafazziani” che per lunghissimo tempo hanno reso il Pd made in Civitavecchia un partito ricco di contraddizioni. Ma tornando al punto saliente, Guerrini crede forse ci sia un solo cittadino che non desideri la “liberazione” della Marina? Ciò detto, anziché uno sdolcinato invito al sindaco di risolvere il problema di cui stiamo parlando, dal baldo oppositore (???) dell’attuale maggioranza forse i suoi numerosi elettori gradirebbero un messaggio del genere: «Cari civitavecchiesi, è auspicabile che la penosa situazione in cui versa il Viale finisca alla svelta. Sappiate però che il guaio della Marina è figlio legittimo del pressapochismo di signori (politici e tecnici) ben noti al sindaco che, non dimentichiamolo, agli stessi ha agevolato l’ingresso nelle varie stanze dei bottoni e consentito di essere lautamente foraggiati coi soldi dei contribuenti». Ecco, crediamo che Guerrini, sposando giustamente una causa importante quale appunto la Marina, avrebbe dovuto “piazzare” il proprio intervento sul suindicato binario. Ha invece preferito tendere la manina all’amministrazione targata Marchese del Pincio col risultato, purtroppo per lui, di mettersi sulla stessa linea dei veri responsabili del pessimo servizio fatto alla città. Che si ritrova immersa nel degrado proprio nella zona che dovrebbe essere il suo profumatissimo fiore all’occhiello.
MARINA (2) – Non solo Guerrini, però. E’ spuntato pure il fu piddino Alessio Gatti, secondo il quale se il Viale è “paralizzato” la colpa è tutta dei “parenti serpenti” pidiellini. E, tanto per condire alla grande la sua esternazione (che gli ha fruttato fior di titoloni), ha indicato nel sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, il responsabile dei mali “marinari”. Ha miagolato il rappresentante del gruppo misto: «Il vice ministro ha sparato sul Comune per ragioni personali». Chiaro il riferimento alla scarsa simpatia tra il sindaco e l’ex assessore De Marco, che proprio con Giro ha un rapporto stretto sia sul piano dell’amicizia che su quello politico. Beh, la posizione di Gatti ci ha non poco sorpreso. Poiché stimiamo l’ex piddino (e lo consideriamo uno dei più interessanti rappresentanti della novelle vague politica cittadina), anziché il ricorso ad un capzioso “Giro” di parole per denunciare la vergogna della Marina, ci saremmo aspettati da lui un intervento secco e deciso nei confronti di chi maldestramente ha gestito la questione relativa ai lavori. Inoltre sarebbe stato opportuno (almeno a nostro avviso) che Gatti avesse ricordato ai cittadini che la causa principale e assoluta dei disagi esistenti è ascrivibile alla… leggerezza che ha caratterizzato (in negativo) l’azione del Marchese del Pincio e dei suoi fidatissimi scudieri, rivelatisi nell’occasione dei dilettanti allo sbaraglio. Tirare in ballo le lotte intestine targate Pdl e considerarle determinanti ai fini della pessima immagine che offre la Marina, francamente c’è sembrato , diciamo così, stravagante. Ma tant’è, a ognuno il suo. E questo vale anche e soprattutto per Gatti al quale auguriamo di cuore il prosieguo di una carriera politica sempre più luminosa.
MARINA (3) – Eh sì, è proprio il caso di dire che “Freedom” quando ci si mette vola alto. Molto. Tra chi la dice cotta e chi la dice cruda, si è inserita con autorevolezza la coordinatrice del suddetto movimento (di centro destra, si badi bene) che ha bacchettato, e di brutto, quanti intendono ancora giustificare il pasticciaccio della Marina. «È grottesco, ma anche patetico, che si cerchi di coprire la magnagna del Viale. Le responsabilità, peraltro solari, sono della giunta punto e basta – ha tuonato Fabiana Attig – E aggiungo: in base alle delibere di giunta 330 del 18 ottobre 2010 e 386 del 30 novembre dello stesso anno (documentazioni ufficiali e non smentibili, dunque) l’assessore Nunzi era a conoscenza di tutto e cioè che si sarebbe effettuato un abuso». Commenti? Li lasciano ai lettori.
MARINA (4) – Poteva mancare la miliardesima conferenza stampa moscheriniana, stavolta dedicata al blocco dei lavori al Viale? Certo che no e le puntuali cronache dei media l’hanno data in pasto a chi ogni giorno ha la fortuna (ma anche la sfortuna visto che è costretto ad ingurgitare notizie sulla quotidiana pochezza amministrativa) di procurarsi una copia di giornale. In cosa si è distinto stavolta il primo cittadino. In un passaggio, secondo noi. Ingoiando con bramosia il microfono, ha tuonato: «Vero, sono stati commessi degli errori e ce ne siamo fatti carico. È altrettanto vero, però, che in un modo o in un altro nel prossimo mese di Luglio ridarò la Marina ai civitavecchiesi». Siamo davvero al delirio. Quel “in un modo o in un altro” è straordinariamente lampante: il sindaco ritiene il Viale una delle sue proprietà e non catalogabile invece come “res publica”. Quindi secondo il collaudatissimo concetto del Marchese del Pincio, chissenefrega se è stato perpetrato un abuso e peggio ancora se manca l’okay paesaggistico. Lui è lui, chi emana le leggi non è un cazzo.
DOMENICA – Uomini, fate l’amore con la vostra donna. Avrete una speranza in più di veder tornare in vita la Marina.   

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