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I progetti del porto alla firma di Balducci

Nel corso degli anni, per i ruoli che ha ricoperto, l’ingegnere è stato determinante per gli appalti dello scalo. Da appurare se anche il sistema gelatinoso abbia attecchito. Diversi i nomi dell’inchiesta Anemone che si ritrovano a Civitavecchia. Per l’interporto spunta Incalza: prima di insediarsi al Ministero rappresentò una cordata privata con Bitonte

Nel corso degli anni, per i ruoli che ha ricoperto, l’ingegnere è stato determinante per gli appalti dello scalo. Da appurare se anche il sistema gelatinoso abbia attecchito. Diversi i nomi dell’inchiesta Anemone che si ritrovano a Civitavecchia. Per l’interporto spunta Incalza: prima di insediarsi al Ministero rappresentò una cordata privata con Bitonte

CIVITAVECCHIA – La cricca ha sempre conosciuto molto bene Civitavecchia, per motivi neppure troppo difficili da immaginare. Angelo Balducci, prima da commissario per il Giubileo, poi da Provveditore alle Opere Pubbliche e da Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, era l’interfaccia pubblica ‘‘naturale’’ ed obbligata per i progetti del porto e per le infrastrutture realizzate in città, dove venne anche a presiedere diverse commissioni di collaudo delle opere. Era naturale che ci fosse un canale diretto con l’Autorità Portuale, che probabilmente per volumi di investimento ed entità delle gare è la stazione appaltante più importante di tutto l’alto Lazio. Un canale diretto che coinvolgeva, fin dalle progettazioni, il provveditorato dei lavori pubblici opere marittime di via Monzambano, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed il Ministero stesso delle Infrastrutture.
E’ ovvio che nomi come quello di Balducci, o del provveditore Fabio De Santis fossero tra i più ricorrenti in strutture che, per determinati progetti e lavori, facevano alla fine capo a lui. Quindi non stupisce troppo che ‘‘Civitavecchia’’ si incontri più volte nelle intercettazioni del Ros di Firenze. L’aspetto, semmai, da approfondire è se anche il sistema gelatinoso proliferato attorno a questi nomi, avesse attecchito anche al porto o in città. Certo è che alcuni dei nomi della cricca, come ad esempio quello di Valerio Carducci, patron della Gia.Fi Costruzioni, sono conosciuti anche a Civitavecchia.
Così come era conosciuto un altro nome, finito per ora (anche se l’ingegnere non è neppure indagato) in un filone parallelo all’inchiesta su Anemone, quello sugli assegni circolari utilizzati per comprare case a personaggi in vista o ai loro familiari.
Si tratta di Ercole Incalza, l’attuale capo della struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture. Nel 2000, Incalza, che negli anni precedenti era stato coinvolto nello scandalo dell’alta velocità ferroviaria con Lorenzo Necci, venne a Civitavecchia per lanciare l’affare interporto. In un verbale di incontro del 18 aprile del 2000, infatti, alla riunione decisiva per la nascita della futura piattaforma logistica e della stessa Icpl, attorno al tavolo c’erano i vari soggetti pubblici (rappresentati da Aldo De Marco, per la società per lo Sviluppo Intermodale), l’allora sindaco Pietro Tidei, Francesco Nerli e Gianni Moscherini, rispettivamente presidente e segretario generale dell’Autorità Portuale) ai quali viene illustrato l’esito degli incontri «avuti con un gruppo di operatori privati, rappresentati dal dottor Bitonte (che poi diventerà il principale azionista di Icpl) e dall’ingegner Incalza, che prospettano due ipotesi di partecipazione da parte di un gruppo di operatori privati dell’area romana: una partecipazione ad una ipotesi di Build Operate Transfer, a seguito della realizzazione della struttura da parte della società per lo Sviluppo Intermodale o la partecipazione ad un project financing». L’anno successivo, con il centrodestra al governo, l’ingegner Incalza, che già aveva assunto il ruolo di responsabile del gruppo Economia della commissione intergovernativa italo-francese che ha preparato l’iter per l’approvazione del supertunnel da parte dei rispettivi governi, divenne consigliere del ministro Lunardi e membro del “gruppo Van Miert” in sede Ue. Bitonte, invece, divenne il principale azionista dell’interporto, che beneficiò di ingenti interventi pubblici sia per le infrastrutture di collegamento che nel capitale stesso della società, alla quale parteciparono la Regione, attraverso Sviluppo Lazio, ed il Comune di Civitavecchia, chiamato ora a dismettere ciò che resta della propria quota, ridotta negli anni dai successivi aumenti di capitale da parte dei soci privati.
Un’operazione, quella dell’interporto, che oggi commercialmente deve ancora decollare e che da più parti destò molte perplessità, soprattutto per i vantaggi del privato rispetto all’impegno pubblico (non ultima l’annosa e irrisolta questione dei corsisti formati a spese della Regione) e che oggi si scopre come avesse molte influenti amicizie su cui contare, anche nel mondo degli esperti della logistica, visto che lo stesso Incalza, come ricordato recentemente dal sindaco Moscherini, «è un mio grandissimo amico da venticinque anni, uno dei più grandi professionisti dei trasporti di questo Paese e con questa minestra (quella della cricca, ndr) non ha nulla a che vedere».

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