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Il Circolo Pdl-Imago traccia l’identikit del primo cittadino

Il Sindaco ideale? Si forma in anni di servizio nella sua città, tra la sua gente

Il Sindaco ideale? Si forma in anni di servizio nella sua città, tra la sua gente

CERVETERI – Da alcuni giorni sulla stampa locale sono comparsi diversi articoli inerenti la candidatura a Sindaco di Ladispoli alle amministrative del 2012. L’attuale sindaco dott. Paliotta si candida al secondo mandato, Franco Conte al motto “chi ama Ladispoli mi segua” ha già iniziato la campagna elettorale, Felice Mammì per l’Udc chiede un immediato confronto con i partiti del centrodestra, Giovanni Ardita ci stà già lavorando attraverso la costituzione del gruppo consiliare Destra Sociale “per Fini”, insomma, per una consultazione cui mancano ancora 24 mesi, una premessa davvero molto effervescente, e gli elettori avranno sicuramente molti grattacapi nel tentativo di scegliere il Sindaco che meglio risolverà i problemi della città. Ma qual è l’identikit del sindaco ideale? Da recenti ricerche è emersa una visione del sindaco sempre più come persona concreta e si afferma l’esigenza di uno stile di governo centrato sulle progettualità, sulla capacità di rispondere alle esigenze e ai bisogni della comunità. Un primo cittadino che svolge il suo lavoro con spirito di servizio, capace, quindi, di ascoltare e di incarnare i valori del territorio, ma anche capace di fare, di costruire intorno a sé un team efficiente, di predisporre percorsi di sviluppo per la città e di farlo insieme ai cittadini. In primo luogo il sindaco deve essere una persona che è vicina ai cittadini perché è tutti i giorni con loro: li ascolta, risponde celermente alle loro lettere, dialoga e incontra tutti. Al secondo posto si vuole un primo cittadino che in qualche modo sia “la città”. Nel suo sindaco la città deve potersi riconoscere, deve individuare la persona che sintetizza le dinamiche culturali, sociali e ideali locali. Terzo fattore è quello del farsi rispettare, dell’autorevolezza. Altro elemento è il ruolo del “team” che affianca il primo cittadino. In questa esigenza non c’è la negazione del ruolo della società civile, bensì la consapevolezza che la complessità del governo locale, con le molteplici funzioni che deve svolgere un Comune, abbisogna di un sindaco al passo con i tempi, supportato da persone in grado di rispondere ai bisogni e alle aspettative della città (tecnico, segretario, commissioni ed esperti). Altra caratteristica centrale è la capacità di progettare il futuro risolvendo i piccoli problemi quotidiani. Da un lato c’è la necessità di valicare un sistema statico di gestione della realtà e programmare una maggiore vivibilità delle nostre città, dall’altro lato l’esigenza di partire dai piccoli progetti senza attendere futuribili meraviglie. Insomma, tanta concretezza: “fare subito” ma all’interno di un progetto coordinato e chiaro. I grandi piani da soli non riscontrano un particolare favore del pubblico. A fare da contraltare contro gli eccessi della tecno-politica, del team di esperti tecnocrati, c’è la richiesta di un sindaco capace di coinvolgere i cittadini nelle scelte di governo. La nuova politica amministrativa locale deve essere partecipata, sempre più diretta e immediata, sempre più calda e giocata in prima persona. Chi vive nei piccoli centri, poi, non pensa a un sindaco avulso dalle dinamiche della politica, ma lo vuole capace di navigare nel mondo della politica. Il sindaco non deve essere solo un buon amministratore, ma deve saper gestire i rapporti con i diversi settori della società. Di qui l’esigenza di un primo cittadino esperto, accorto politicamente, con una personalità forte e autorevole. Il minore peso dei fattori carismatici del sindaco rispetto a quelli del buon amministratore, concreto e attento ai bisogni del territorio, ha effetti anche sull’immagine della giunta, delle persone che il primo cittadino sceglie per governare. Ad esse si affida il compito di far funzionare la macchina comunale, di incidere sulle lentezze, sulle tendenze autoconservative, sulle dinamiche burocratiche degli apparati. In conclusione, se è vero che nella nostra democrazia chiunque ha diritto ad ambire alla poltrona di Primo Cittadino, è pur vero che chiunque intenda risolvere veramente i problemi della sua citta, prima di candidarsi, deve verificare se possieda almeno alcuni dei predetti requisiti, e quelli che non ha deve acquisirli con il lavoro sul campo, anno dopo anno. Ovviamente quanto esposto non rappresenta alcun giudizio verso i candidati citati ad inizio articolo, semmai un contributo al loro progetto.

Marino Orlandi – Circolo Pdl-Imago Cerveteri

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