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Il Marchese del Pincio, gentiluomo & creativo

di GIAMPIERO ROMITI

MICA PROMESSE DA MA(U)RINAIO – I bastian contrari si mettano pure l’anima in pace: questa giunta che vede e provvede dall’alto del Pincio ha ormai ingranato la settima marcia e sfreccia sulla pista dell’efficienza. L’ultima – ma solo in ordine di tempo – straordinaria, grandiosa, libidinosissima notizia è quella relativa al nuovo look per la costa cittadina. Confessiamolo pure: all’annuncio dell’approvazione di quattro progetti di recupero da parte dell’assessore al demanio Mauro Nunzi, ci siamo commossi. A stento, accidenti, siamo riusciti a stoppare una lacrimuccia! Ah, i progetti. Eccoli, magnifici: riqualificazione della spiaggia libera del Marangone, del Piccolo Paradiso e di una delle più belle zone del litorale cittadino attualmente praticamente inaccessibile ovvero quella compresa tra la Lega Navale, via Mascagni e Borgo Odescalchi. «I lavori salvo imprevisti – ha dichiarato Nunzi giustamente gonfio di felicità – partiranno al termine della prossima stagione estiva e si concluderanno in sei mesi. Sarà un ritorno al migliore passato e alle tradizioni della nostra città».
ACQUA PUBBLICA O PRIVATA? – Nell’attesa si risolvere il quesito e ricordando che sulla strada dell’Ato 2 (Acea) pare siano stati ormai folgorati anche e soprattutto coloro che ai tempi della giunta Saladini nella stessa (strada) erano intenzionati a piazzare tonnellate di tritolo, ci piace far sapere agli attuali amministratori che con 29 voti a favore, nessuno contrario e due astenuti, il consiglio comunale di Torino ha approvato una delibera di iniziativa popolare contro la privatizzazione del servizio idrico. In virtù di dodicimila firme raccolte, il Comitato Acqua Pubblica Torino è riuscito a far modificare lo Statuto della Città che ora riporta testualmente: «La proprietà delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato è pubblica e inalienabile». Che dire? Semplicemente che al riguardo sarebbe interessante conoscere l’opinione del Marchese del Pincio che nel suo programma elettorale ebbe a rimarcare: l’acqua giammai deve né può avere un padrone diverso dal Comune.
A PROPOSITO DI DIRIGENTI COMUNALI – Gran brava persona, il segretario dell’Udc Marco Di Gennaro. Non alza il volume della voce e, con il pregio della chiarezza, sussurra che nella pianta organica del Comune ci sono solo 5 dei 13 dirigenti previsti. E, fatta la premessa, sempre con invidiabile flemma, ecco dove va a parare. «Con un concorso si potrà dare una configurazione definitiva alla macro e micro struttura comunale, evitando pure che professionisti, pur validi, ma senza una comprovata qualificazione professionale nella specifica materia, vengano nominati responsabili di settori dei quali sono incompetenti o inesperti. Credo quindi che sarebbe opportuno – in ossequio ai principi di trasparenza e per conferire maggiore efficacia ed efficienza alla macchina amministrativa – dare il via alla pubblica selezione per la nomina dei dirigenti mancanti».
Che bastonata, perbacco: vatti a fidare delle “gran brave persone”! Con parole eleganti ed evangelica calma propria di chi ha un gran cuore a forma di scudocrociato, il casiniano doc ha dunque spifferato a tutto tondo che la “ristretta” dirigenza in forza al Pincio non brilla di luce purissima. Però un po’ di ingenuità in fondo all’udicino non manca. Trascura, infatti, che gli attuali dirigenti sono stati nominati da chi ritiene possano bastare ed avanzare. Per stare sempre sull’attenti e dire signorsì.
GENTILUOMO & CREATIVO – Seguendo le vicende politiche nostrane, soprattutto legate alle brillanti performances del Primo Cittadino, ci sono ritornate in mente parole spese da un nostro amico su Moscherini ai tempi in cui ricopriva la carica di presidente dell’Authority. «La sua migliore dote è la creatività», esclamò con le fiamme della soddisfazione stampate sul volto.
Aveva ragionissima, l’amico che evidentemente doveva conoscerlo benissimo il Gianni. Proprio gli eventi di questi ultimi tempi costituiscono la prova provatissima della straordinaria capacità del sindaco di inquadrare e “definire” in maniera magistrale coloro che provano a ribattere le sue esternazioni. Ricordate la signora laureata in legge che ha espresso la sua sulla vicenda dello Sterpeto? Da “Io sono io” è stata definita “avvocato delle cause perse”. E il presidente dell’Ater? “Un profugo albanese”. E Ciani? “Sonno pesante”, nel senso, immaginiamo, che sa schiacciare solo pisolini sulla poltrona del suo ufficio di Molo Vespucci. Eh sì, assai creativo il Marchese del Pincio, riesce a coniare delle geniali gentilezze per tutti coloro che lo mettono di fronte all’opinabilità dei bla bla bla che vengono megafonati nelle strapallose conferenze stampa. E che venti volte su dieci fanno a cazzotti con la realtà. E’ domenica, godetevela!

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