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In ricordo di un amico

di MASSIMILIANO GRASSO

Trenta voti. Per una manciata di schede lo scorso anno Graziano Marsili non era riuscito a diventare sindaco del suo paese, Castell’Azzara, in provincia di Grosseto. Quei trenta voti gli avevano pesato più delle 13 preferenze che nel 2007 lo avevano collocato alle spalle di Luigi Di Marco, facendolo restare fuori dal consiglio comunale fino allo scorso ottobre, quando per una seduta dell’assise tornò all’aula Pucci per dimettersi ed assumere la guida della sot delle farmacie: «Sarà la mia ragione di vita», disse. Ed era vero. Da qualche settimana Marsili sapeva di essere malato. E da medico sapeva che lo avrebbe atteso una battaglia durissima, che difficilmente avrebbe avuto un esito positivo. In quel momento, come ci confidò, Graziano pensava solo al futuro della sua famiglia, dei suoi ragazzi. Senza mai, finché il fisico glielo ha consentito, mettere da parte i ‘‘suoi’’ malati. Era un medico vecchio stampo, Marsili. Che all’alba girava già per la città, per i prelievi ai pazienti impossibilitati ad uscire di casa. Era anche un socialista che è sempre rimasto tale. E che ancora si appassionava nel parlare di politica, argomentando e difendendo politicamente le sue scelte, condivisibili o meno che fossero per gli interlocutori, i tanti amici che lo passavano a trovare al centro diagnostico da sempre della famiglia Tarantino, a cui Graziano era legatissimo. Il resto sono ricordi di un toscanaccio arrivato quasi per caso a Civitavecchia, dove si era fatto apprezzare e voler bene da tutti «in attesa di tornare nella mia casetta in Toscana», come diceva sempre agli amici, aggiungendo subito: «Ovviamente vi aspetto, tutti quanti». Addio, caro amico Graziano. Ci mancherai.

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