Pubblicato il

La gioia del cammino verso l’eternità

Il sole della Pasqua che illumina le traversie mondane

Il sole della Pasqua che illumina le traversie mondane

di Mons. CARLO CHENIS*

La gioia di Pasqua non dimentica il dolore dell’umanità. Il cristianesimo è la religione dell’esperienza. Provoca l’esperienza del proprio vissuto, sospinge all’esperienza dell’incontro con Cristo. Per incontrare Dio è necessario prima incontrare chi ci sta accanto e va condivisa l’esperienza della vita nelle gioie e nei dolori. Oggi il sole pasquale illumina morte e distruzione nelle terre di Abruzzo; illumina disagio e disoccupazione nella nostra Diocesi: tuttavia, è il sole della Pasqua ad illuminare le traversie mondane, come è Dio a raccogliere l’ultima ed estrema preghiera di Gesù: «Mio Dio, perché mi hai abbandonato!». Per quanto siano lancinanti i dolori, la proposta di salvezza, mai si smentisce. Vale il vecchio argomento della scommessa: scommettere su questo mondo, si sa, conduce sicuramente al cimitero; scommettere su quell’altro, non si sa del tutto, ma forse andrà meglio. È opportuno, almeno provarci. Allora, «Perché cercare tra i morti, colui che è vivo?». «Non è qui, è risorto!», dissero gli angeli alle donne che si recavano a far visita al sepolcro di Gesù. Questo monito angelico prorompe anche nel nostro cuore quando cerchiamo rimembranze tra le spoglie mortali e i ricordi passati. Occorre fede per vedere nel sepolcro vuoto e in ogni tomba l’emblema della vita oltre la morte. La memoria pietosa di un’amicizia estinta è fuggevole; la certezza, invece, di una presenza attuale è imperitura. Luci e fiori che adornano i nostri sepolcri non sono decoro pagano ad un estinto, ma segno cristiano per un esistente. Segno che Cristo è luce del mondo. Segno che la vita rifiorisce oltre la morte. Anche quando questa arriva improvvisamente come un ladro, in forma di devastante terremoto, di malattia incurabile, di incidente stradale, di morte bianca, di over dose. Di ogni tragica esperienza rimane il vuoto angoscioso, ma anche la speranza fiduciosa. La resurrezione non è il prodigio con cui Dio mostra la propria grandezza per confondere l’umana tracotanza.
Occorre, invece, avere paura della morte spirituale, poiché è crimine, che esclude dall’altra vita. Si richiede, allora, coscienza retta per verificare la bontà di pensieri, parole, opere, omissioni, implorando dopo ogni caduta il soccorso di Dio. La grandezza del cristiano, infatti, non è immunità dal peccato, bensì umiltà di rialzarsi dopo ogni caduta, confidando nell’aiuto del Signore. Ci si chiede perché il Risorto sia apparso così tante volte. Ci si chiede perché i discepoli non l’abbiamo mai riconosciuto di primo acchito. Erano vissuti con lui per un tempo relativamente lungo e dalla sua morte erano trascorsi solo tre giorni. Quale la ragione di tale amnesia? Quale il motivo del reiterarsi delle apparizioni per cinquanta giorni? Gesù appare in molteplici circostanze, poiché vuol far sperimentare la sua oggettiva presenza, onde fugare ogni sorta di dubbio. Questo continuo suo ripresentarsi è un evento oggettivo e di un percorso programmatico; è l’ultimo atto della formazione offerta ai discepoli: in esso Gesù dimostra il passaggio dalla teoria ai fatti. Dunque, facciamo Pasqua. Riscopriamo la gioia del cammino verso l’eternità; anticipiamo sprazzi di paradiso in questo mondo, attraverso l’umiltà di comportamento, l’amore di amicizia, l’impegno di solidarietà. Difficoltà e sofferenze, incomprensioni e limiti, errori e peccati, non debbono arrestare l’avvicinamento al prossimo e, pertanto, a Dio. Sebbene difficoltoso il cammino non deve scoraggiare. Ripetiamo, allora, il monito certificato da Gesù, che lega a filo a filo tutte le Scritture: «Non temete, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). A tutti i concittadini buona Pasqua.

* Vescovo Civitavecchia-Tarquinia

ULTIME NEWS