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«L’attività della Pantano prosegue spedita»

Tarquinia. Il direttore Antonio Farroni smentisce lo stato di pre-fallimento della cooperativa riportato dall’Ansa «Anche se il momento non è favorevole siamo in piena operatività nella produzione e nella distribuzione dei sementi»

Tarquinia. Il direttore Antonio Farroni smentisce lo stato di pre-fallimento della cooperativa riportato dall’Ansa «Anche se il momento non è favorevole siamo in piena operatività nella produzione e nella distribuzione dei sementi»

TARQUINIA – La crisi del settore c’è. «Ma la Pantano non è in una situazione di pre-fallimento». È scoppiato il terremoto all’interno di una delle più importanti cooperative del Lazio dopo le dichiarazioni del direttore Antonio Farroni (nella foto) (in carica fino al 28 febbraio 2009), mal interpretate dall’Ansa e riprese dalle testate giornalistiche. Nell’intervista Farroni sottolineava il grave stato di crisi del settore cerealicolo, perdurante già da due anni ed ulteriormente aggravatosi in questo ultimo periodo, con gravi ripercussioni su tutto il comparto. «Avendo preso atto che l’intervista – ha chiarito Farroni- ha dato adito a diverse interpretazioni, smentisco categoricamente che la Cooperativa Pantano sia nello stato di pre-fallimento. La cooperativa è testimone di un diminuito conferimento in conseguenza delle evidenti difficoltà del settore; una notevole contrazione della produzione che è precipitata dai 330-350 mila quintali degli anni scorsi ai 130mila quintali del 2009. Nonostante le difficoltà, l’attività della Pantano prosegue spedita». «Anche se il momento non è favorevole per nessuno – prosegue Farroni – la cooperativa Pantano è in piena attività, sia nella produzione che nella distribuzione delle sementi. Prodotti a costi notevolmente inferiori rispetto ai prezzi praticati dal mercato con grande soddisfazione dei soci e della clientela acquirente». Una politica dunque basata su un perfetto equilibrio tra qualità e prezzo che si propone come un valido aiuto per tutti i produttori del comparto anche se le previsioni non sono delle più rosee. “In base ai prezzi attuali, nel 2010, gli agricoltori che eseguiranno la semina rischiano di rimettere dai 160 ai 250 euro l’ettaro. Questo perché un ettaro di terreno a grano duro produce circa 3 tonnellate che ai prezzi attuali significa che il conduttore incassa 510 euro. Per la lavorazione però ne ha spesi 650-700. La cerealicoltura sembra dunque essere entrata in un vortice perverso che potrebbe portarla all’estinzione». «Nel baillame di dichiarazioni che hanno coinvolto anche il presidente Gianfederico Angelotti- conclude Farroni – ci tengo a precisare come tutte le affermazioni siano ascrivibili solamente alla mia persona e me ne assumo la piena responsabilità. Desidero comunque scusarmi con tutti quanti possano essere stati colpiti dall’uso di una parola così nefasta quale quella che ho usato e che è stata generatrice di cattive interpretazioni». Intanto le dichiarazioni riportate dall’Ansa hanno scatenato diverse reazioni, tra le quali quella di Plinio Bravetti, presidente del ‘‘Consorzio Maremma’’ che racchiude 30 cooperative laziali e toscane, una realtà molto importante del settore che ngode di ottima salute. «L’agricoltura è in crisi su tutta la linea generale, ma non per questo non esistono strutture sane». Bravetti poche ore prima della smentita giunta da Farroni ieri commentava: «Con queste affermazioni si incrinano i rapporti con le banche, alle quali gli agricoltori devono attingere per i prestiti necessari per poter seminare. Adesso i rapporti saranno più difficili».

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