Pubblicato il

«L’ex Polveriera un pericolo per la salute pubblica»

Il sindaco Mauro Mazzola ha emesso l’ordinanza di non abitabilità nella zona dove dovrebbe sorgere il Cie Nella struttura «si potrebbero creare condizioni di vita precarie per gli ospiti»

Il sindaco Mauro Mazzola ha emesso l’ordinanza di non abitabilità nella zona dove dovrebbe sorgere il Cie Nella struttura «si potrebbero creare condizioni di vita precarie per gli ospiti»

TARQUINIA – Come annunciato nei giorni scorsi il sindaco di Tarquinia Mauro Mazzola stamattina ha emesso l’ordinanza di non vivibilità e abitabilità presso la ex Polveriera San Savino, situata in località Pratini del Marta, dove dovrebbe sorgere il Cie, Centro di identificazione ed espulsione per immigrati clandestini. Molto circostanziata l’ordinanza che fa riferimento ai rappresentanti istituzionali che hanno dichiarato una precisa volontà governativa di istituire il Cie che dovrebbe ospitare un non precisato numero di stranieri, anche minori, «con la conseguenza che si potrebbe verificare una grave situazione di degrado igenico-sanitario e socio-ambientale». Il documento in questione ordina nello specifico di «non adibire le strutture e l’area del complesso denominato ‘‘Caserma P. Sabatini’’ a insediamenti abitativi di qualsiasi genere, anche temporanei, sino al persistere della situazione attuale, ovvero sino ad avvenuta e documentata bonifica e messa in sicurezza del sito, nel rispetto della normativa vigente». Il documento, trasmesso a tutti gli agenti ed ufficiali di polizia giudiziaria, rammenta anche che «la violazione alla presente ordinanza, salvo che il fatto non integri più gravi reati, costituisce ipotesi di cui all’articolo 650 del c. p.». Secondo quanto riportato nell’ordinanza, all’interno dell’area che dovrebbe ospitare il Cie risultano presenti una serie di strutture in muratura in parte fatiscenti, abbandonate da moltissimi anni, che presentano molte criticità. Menzionato il rischio inquinamento, derivante dall’utilizzazione delle strutture, in epoche passate, come deposito militare di munizioni ed esplosivi che potrebbero essere anche di tipo batteriologico-chimico e contenenti uranio impoverito. Anche le coperture dei fabbricati risultano costituite da materiale contenente amianto, materiale ormai obsoleto e nocivo. Nel sito, riporta ancora l’ordinanza, non esiste un sistema fognario allacciato alla rete comunale ne risultano sistemi di smaltimento in linea con le norme igieniche vigenti. L’erogazione di acqua potabile, attraverso la rete pubblica è interrotta e l’impianto idrico interno al complesso è vetusto e quindi non più in grado di alimentare la struttura. L’ordinanza sottolinea che il complesso non dispone di fonti idriche di approvvigionamento proprie e gli impianti elettrici non sono a norma. Secondo il Sindaco, l’utilizzo di queste strutture oltre a non essere adeguato per il rischio esondazione e frana, potrebbe anche «creare pericolo per la salute pubblica dell’intera collettività e potrebbe determinare precarie condizioni di vita per gli ospiti e gli addetti alla struttura». Quanto a Catini, Mazzola ricorda che «solo ora si ha la certezza che il sito, fino ad oggi servitù militare, stia per transitare al ministero dell’Interno per il tramite del Demanio Pubblico». (Ale.Ro.)

ULTIME NEWS