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«Macerie ovunque, ora i miei figli sono terrorizzati»

Terremoto in Abruzzo. La civitavecchiese Alessia Lanzalonga racconta gli attimi di paura vissuti a Pizzoli. «Lo zio di mio marito è morto d’infarto per lo spavento, la nostra casa è ormai inaccessibile, noi siamo scappati senza vestiti». Il suo bambino di sette mesi è ricoverato all’ospedale San Paolo, gli altri due vivono nel timore che le scosse possano ripetersi

Terremoto in Abruzzo. La civitavecchiese Alessia Lanzalonga racconta gli attimi di paura vissuti a Pizzoli. «Lo zio di mio marito è morto d’infarto per lo spavento, la nostra casa è ormai inaccessibile, noi siamo scappati senza vestiti». Il suo bambino di sette mesi è ricoverato all’ospedale San Paolo, gli altri due vivono nel timore che le scosse possano ripetersi

di FABIO MARUCCI

CIVITAVECCHIA – Due occhi azzurri gonfi di lacrime a raccontare di un dramma che ha sconvolto il Paese toccando l’Abruzzo, regione dai mille profumi e ricca di paesaggi suggestivi, che in pochi attimi si è trasformata in una terra di migranti. Le ultime energie Alessia Lanzalonga le impiega per parlare del suo triste percorso, partendo però da Civitavecchia, la sua città di origine, da dove si è trasferita undici anni fa, appena sposata, per raggiungere suo marito a Pizzoli in provincia dell’Aquila. Un’altra epoca, quando i palazzi sgretolati e le strade spaccate appartenevano solo alle scene viste in tv e il futuro appariva radioso. Tutto è cambiato in poche ore, la prima scossa di terremoto alle ore 23 del 4 aprile, poi alle 3 un forte boato ha squarciato la notte e la tranquillità di Alessia, di suo marito e dei tre bambini ha fatto posto ad un incubo fatto di macerie, di sirene stridenti e di grida di dolore. «Ogni cosa intorno a me ha iniziato a muoversi – riferisce la donna, visibilmente scossa dall’esperienza vissuta – ci siamo riparati in casa di mia suocera fino alle 3, poi la scossa più forte ha costretto tutti ad attendere i soccorsi in macchina, in una zona che sembrava sicura, dove abbiamo passato la notte». Sette e due anni i figli più grandi, sette mesi il bambino piccolo, ricoverato ora all’ospedale San Paolo di Civitavecchia: «Ha la febbre altissima – afferma la madre – gli altri due ora vivono del terrore, scioccati dalle scene vissute a Pizzoli, tanto che ora hanno anche paura di salire in ascensore, temendo che le scosse di terremoto possano ripetersi». La casa di Alessia è gravemente danneggiata, il sisma non l’ha risparmiata, avvolgendola in un cumulo di sassi. «Possiamo considerarci fortunati nonostante il dramma – ha aggiunto la donna, stremata dalle ore trascorse in preda all’ansia – a Pizzoli l’unico ad aver perso la vita per un infarto purtroppo è stato lo zio di mio marito; qualcuno dall’alto ci ha aiutato». Secondi interminabili in attesa del via libera delle forze dell’ordine per poter imboccare la A24, la strada della salvezza che porta a Civitavecchia: «Siamo partiti alle 13 del giorno dopo, senza poter recuperare nulla. Non abbiamo niente, neppure i vestiti. Come facciamo a ricominciare quando addosso portiamo i segni della tragedia e ogni rumore ci ricorda l’inferno?». Nulla da dire sulla celerità dei TERREMOTOsoccorsi, giunti sul posto in quantità consistente, tanta fiducia negli aiuti dello Stato: «Tutti possono vedere quello che è successo in Abruzzo – racconta mentre una lacrima le bagna il viso – spero solo che le istituzioni non ci lascino soli. Mio marito che è un operaio edile – prosegue Alessia Lanzalonga – nemmeno può lavorare e devo ringraziare i miei genitori che ci stanno sostenendo. Penso a coloro che hanno trovato la morte e ai superstiti, in particolare ai bambini rimasti anche senza scuole per una tragedia che forse si poteva prevedere». A Civitavecchia la sua famiglia è al sicuro e Alessia segue le vicende del terremoto dell’Abruzzo in tv, trovando la forza per accudire i suoi piccoli e il coraggio di testimoniare attraverso i suoi occhi azzurri un mondo che d’un tratto è cambiato, portando un’intera comunità a confrontarsi tristemente con la realtà, fatta solo di pianto e disperazione».

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