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«Seport, chiesto ai lavoratori di firmare contro gli attacchi»

CIVITAVECCHIA – «Molti lavoratori, questa mattina sono stati chiamati presso gli uffici dell’azienda per sottoscrivere un documento, il cui contenuto verte esclusivamente alla cessazione degli attacchi nei confronti dell’azienda e del Cda. Vale a dire far difendere la mala-gestione aziendale direttamente dagli operai». La denuncia arriva dal segretario provinciale dell’Ugl, Stefano Cantarini, che parla di «una raccolta di firme dei lavoratori a sostegno dell’azienda, che ricorda comportamenti sudamericani che ledono le libertà sindacali». Mentre Cantarini invoca il commissariamento della società chiedendo un intervento dell’Autorità portuale, Pietro Tidei interviene sulla vicenda per chiedere un intervento forte delle istituzioni e un’assunzione di responsabilità da parte della politica. «Oggi il personale dell’azienda – dichiara il deputato del Partito democratico – vede ridotti salari e stipendi, continua ad aggirarsi lo spettro dei licenziamenti e il personale è stato diviso tra partigiani e avversari della dirigenza. Una situazione insostenibile – afferma – perché troppi sono i punti oscuri di questa vicenda». Tidei ricorda che «la Seport agisce in regime di monopolio, che fino a tre anni fa aveva i bilanci in attivo e che, sempre da tre anni a questa parte – spiega – non è stato vinto nessun nuovo appalto ma si sono perdute quote di mercato precedentemente consolidate e si sono perse gare». Pone il problema della dirigenza aziendale: «Purtroppo – dichiara l’onorevole Pietro Tidei – viviamo in un Paese in cui nessuno si assume le proprie responsabilità e nel suo piccolo anche la Seport non fa eccezione. Ma non si può scaricare sui lavoratori o su una parte di essi le carenze della dirigenza». Parla dell’assenza dell’Autorità portuale in tutta questa vicenda: «Sarebbe opportuno – afferma – che finalmente facesse sentire la sua voce nella speranza che non si nasconda anch’essa dietro la scusa della crisi degli attracchi, scusa non vera per la Seport che è un’azienda – prosegue – che per le sue caratteristiche bisogna davvero mettercela tutta per mandarla in crisi». Auspica infine un intervento della politica prima che la situazione precipiti: «Siccome la nomina del presidente è politica – conclude Tidei – è necessario sedersi attorno a un tavolo e trovare al più presto una soluzione».

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