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«Via la politica da società pubbliche o partecipate»

L’Italia dei Valori interviene sulla vicenda Seport e invita a rinnovare il management. Il partito insinua dubbi sulla gestione degli ultimi tre anni. Intanto il presidente Gino Garcia ha convocato nuovamente i sindacati per martedì prossimo, per discutere insieme del piano di ristrutturazione dell’azienda 

L’Italia dei Valori interviene sulla vicenda Seport e invita a rinnovare il management. Il partito insinua dubbi sulla gestione degli ultimi tre anni. Intanto il presidente Gino Garcia ha convocato nuovamente i sindacati per martedì prossimo, per discutere insieme del piano di ristrutturazione dell’azienda 

CIVITAVECCHIA – La dirigenza Seport ci riprova e, dopo la riunione di venerdì scorso con i sindacati chiusa con un nulla di fatto e con le parti arroccate ognuna sulle proprie posizioni, il presidente Gino Lorenti Garcia ha convocato di nuovo le organizzazioni sindacali per martedì prossimo, alle 9, «per discutere – ha spiegato – del piano di ristrutturazione dell’azienda con la speranza, soprattutto, che si possa lavorare insieme e trovare una soluzione. La nostra non è una società in crisi: è una società sana che però sta affrontando un periodo particolarmente delicato dovuto ai cambiamenti del mercato». Lo aveva già spiegato la scorsa settimana è lo ha ribadito: la società vuole cercare di sistemare le cose, chiudendo il bilancio in pareggio o comunque con perdite minime, per parlare poi di nuovi investimenti adeguandosi così nel migliore dei modi al mercato attuale del rifiuto. Da qui l’idea della cassa integrazione a rotazione per un determinato periodo di tempo.
E se sul piano aziendale si cerca la strada meno indolore per andare avanti, la politica continua ad intervenire, con l’Italia dei Valori che, sottolineando la possibilità del licenziamento di 20 unità su 67 paventato nei giorni scorsi, si dice impossibilitata a spiegare una simile situazione, considerando che «la Seport – ha spiegato – è concessionaria unica dei servizi di smaltimento rifiuti nel porto e vede nel suo CdA la presenza dell’Autorità Portuale: in poche parole, per un’azienda di questo tipo diventa difficile comprendere il licenziamento di quasi un terzo del proprio organico. Anzi, teoricamente non dovrebbe ricorrere ai licenziamenti dato che agisce per così dire in regime di monopolio all’interno del porto di Civitavecchia. Si dice che la responsabilità della crisi sia dovuta ad un organico sovradimensionato risultato di continue assunzioni clientelari dovute a pressioni politiche. Ma se vi è un esubero di personale come si spiega l’assunzione nel 2009 di un chimico quando gran parte delle analisi di laboratorio sono affidate all’esterno. Né si comprende il rinnovo continuativo negli ultimi tre anni di 7 dipendenti precedentemente assunti come stagionali. Quello che sta accadendo alla Seport è dunque il frutto di una prassi politica che sarebbe ora di abbandonare. In questi ultimi tre anni due dirigenti se ne sono andati sbattendo la porta, alcuni lavoratori hanno impugnato i licenziamenti da cui sono stati colpiti, non sono stati conquistati nuovi appalti, anzi se ne sono perduti diversi». L’IdV invita quindi la politica a fare un passo indietro, in tutte le società pubbliche o partecipate dal pubblico. «Occorre – hanno aggiunto – rinnovare il management aziendale ricorrendo a manager di provata capacità che nulla abbiano a che fare con la lottizzazione dei partiti, di quelli che fanno questo mestiere da tempo e possono, quindi, esibire un curriculum; un manager che dovrà porre in essere, di concerto con le organizzazioni sindacali, un piano di risanamento che parta da un attento controllo sulla gestione e i contratti di servizio in essere ed il cui compenso dovrà essere commisurato agli obiettivi raggiunti».

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