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L'associazione Caponnetto replica al Sindaco

CIVITAVECCHIA – “Non è la prima volta che il Sindaco di Civitavecchia Moscherini, mal interpretando finalità e natura dell’Associazione Caponnetto, manifesta il suo profondo malumore nei nostri confronti. Siamo nati per combattere mafie ed illegalità che, purtroppo, come abbiamo avuto modo di sottolineare nel corso del convegno di lunedì scorso, spesso si annidano in Italia anche nelle Istituzioni e nel mondo politico”. È la replica del presidente dell’associazione, Elvio Di Cesare, all’indomani delle critiche espresse dal sindaco Gianni Moscherini, soprattutto per il fatto di non essere stato invitato come relatore, come è stato per Pietro Tidei. “Abbiamo ritenuto di inserire il deputato del Pd ta i relatori – hanno aggiunto dall’associazione – perché in data recente ha dichiarato pubblicamente di voler contattare il Prefetto di Roma per invitarlo a valutare se ci siano o meno le condizioni per scioglimento del Consiglio Comunale di Civitavecchia per fatti di una certa importanza. Un invito, quindi, scaturito dal nostro desiderio di arricchire il patrimonio delle nostre conoscenze e di fare chiarezza su quanto avviene sul territorio di Civitavecchia e dintorni. Il Sindaco Moscherini è stato invitato, come tutti gli altri esponenti istituzionali, al nostro Convegno non solo a mezzo dei manifesti che abbiamo affissi nella città, ma anche a mezzo di un invito diretto a lui personalmente e consegnato a mano ad un membro della sua segreteria da un nostro rappresentante locale. La polemica che egli, quindi,ha voluto nuovamente aprire nei confronti della nostra Associazione è quanto meno pretestuosa. Le mafie a Civitavecchia e sul territorio circostante ci sono,sono ben radicate e in fase di continua espansione. Non lo diciamo solamente noi, ma, soprattutto, magistrati ed investigatori. Il Sindaco Moscherini, anziché polemizzare con un’associazione antimafia, e continuare a negare quanto accade nel territorio, si dedichi, piuttosto ,a contrastare con maggiore efficacia la mafia, perché noi riteniamo che non sarà certo il suo Ufficio della Legalità lo strumento migliore per farlo”.

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