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Lite tra cacciatori: per Baldacci condanna con pena sospesa

Il gup Giorgianni del tribunale di Civitavecchia ha emesso oggi la sentenza di primo grado: un anno e sei mesi per lesioni al 58enne di Tarquinia Derubricato il reato di tentato omicidio. Soddisfatti gli avvocati di entrambe le parti

Il gup Giorgianni del tribunale di Civitavecchia ha emesso oggi la sentenza di primo grado: un anno e sei mesi per lesioni al 58enne di Tarquinia Derubricato il reato di tentato omicidio. Soddisfatti gli avvocati di entrambe le parti

TARQUINIA – Si è concluso oggi presso il tribunale di Civitavecchia il giudizio di primo grado in merito alla vicenda giudiziaria scaturita a seguito della lite tra cacciatori verificatasi a Tarquinia tra i boschi della Roccaccia il 6 gennaio 2008. Il giudice per l’udienza preliminare, Giovanni Giorgianni, ha condannato Clavio Baldacci di 58 anni ad un anno e sei mesi di reclusione, riconoscendolo responsabile del solo reato di lesioni, derubricando il reato, inizialmente ipotizzato dall’accusa, di tentato omicidio. Baldacci è stato anche condannato al pagamento delle spese per il risarcimento dei danni subiti da Maurizio Biordi che nella lite riportò gravi ferite. Una ‘‘condanna con pena sospesa’’ che vede soddisfatto il difensore di Maurizio Biordi, l’avvocato Paolo Pirani. «Come parte civile – ha detto il legale – siamo molto soddisfatti che la sentenza abbia riconosciuto le responsabilità di Baldacci per le lesioni riportate da Biordi. Il risultato delle sentenza ci trova favorevoli anche in considerazione del fatto che la controparte aveva chiesto l’assoluzione per legittima difesa». Ottimista anche il legale difensore di Clavio Baldacci, l’avvocato Pier Salvatore Maruccio. «La sentenza ha riportato le cose nel giusto ambito – ha detto l’avvocato Maruccio – Siamo contenti perché siamo riusciti a smontare completamente l’impianto accusatorio. Il pm Giuseppe Deodato aveva infatti chiesto addirittura sei anni di reclusione. Siamo invece riusciti a dimostrare che le argomentazioni dell’accusa erano assolutamente sproporzionate. Nell’ambito della discussione abbiamo messo in chiaro aspetti che hanno completamente fatto cadere l’intenzione di uccidere da parte di Baldacci, ipotizzata dall’accusa. È evidente che gli animi dei due cacciatori erano da tempo scossi da vecchi risentimenti, ma è chiaro che in Baldacci non c’è mai stata alcuna volontà di uccidere». La vicenda risale ad una domenica mattina quando, durante una battuta di caccia in località Fontanile della Torre, tra i boschi della Roccaccia, Clavio Baldacci scaraventa la cassa del fucile contro la testa del suo ex amico Biordi.Baldacci passa in macchina a velocità sostenuta lungo la provinciale che conduce alla Roccaccia, viene notato da Biordi, con il quale è in lite da anni per una vecchia vicenda risalente al 2002 sfociata peraltro in querele e denunce. Biordi decide di seguirlo per circa due chilometri, poi entrambi si fermano. Dalla macchina Biordi accusa l’ex amico di aver rischiato di investire il figlio. Baldacci si avvicina e a quel punto scoppia la lite. Maurizio Biordi finisce in ospedale prima a Tarquinia poi a Roma, viene sottoposto a diversi interventi chirurgici. Clavio Baldacci, ferito all’occhio si difende e racconta poche ore dopo di essere stato provocato e minacciato di morte. Viene rinviato a giudizio con il procedimento immediato in ordine all’accusa di tentato omicidio, ma il legale difensore del tarquiniese chiede per il suo assistito il rito abbreviato condizionato, affinché il giudice proceda ad una più approfondita analisi dei fatti, mediante l’acquisizione di nuovi elementi. L’epilogo oggi, con la sentenza di primo grado. «Abbiamo dimostrato – conclude Maruccio – che l’accusa era stata formulata non rispettando i crismi dell’obiettività. Adesso ricorreremo in appello, per andare ancora oltre».

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