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Luciani: "A rischio gli equilibri del porto"

Cosa sta accadendo in città? Intervista al presidente della Compagnia Portuale: "Interminal? Benvenga la concorrenza, ma su nuovi traffici. Invece così si fa guerra alle imprese storiche dello scalo". Sulla situazione cittadina: "Assordante il silenzio di alcune istituzioni e degli apprendisti stregoni dell'antimafia"

Cosa sta accadendo in città? Intervista al presidente della Compagnia Portuale: "Interminal? Benvenga la concorrenza, ma su nuovi traffici. Invece così si fa guerra alle imprese storiche dello scalo". Sulla situazione cittadina: "Assordante il silenzio di alcune istituzioni e degli apprendisti stregoni dell'antimafia"

CIVITAVECCHIA – Le inchieste sulla cricca, il caso Interminal, i traffici che stentano a recuperare. Il porto, come tutto il territorio, sta vivendo un momento di particolare difficoltà. Iniziamo oggi una panoramica, da diversi punti di vista, sulla situazione del sistema economico dello scalo, partendo dal presidente della Compagnia Portuale, Enrico Luciani.

Cosa sta succedendo in porto e in città?

Mi sembra evidente che un porto che fino a ieri non interessava nessuno, oggi, con la crescita degli ultimi anni, è invece diventato appetibile per molti. E, come sempre, nella moltitudine ci sono i buoni e i cattivi. Io non sto certo qui a fare le pagelle o a svolgere un ruolo che non mi compete, ma è un fatto che da sempre la Compagnia Portuale rappresenta una sentinella contro i rischi di determinate infiltrazioni. Oggi cerchiamo di attrarre l’attenzione su quanto sta accadendo. Un porto funziona bene quando c’è un sistema di regole rispettate e fatte rispettare. Questo non significa che ci siano chiusure pregiudiziali, anzi il porto è e deve essere aperto nei confronti di nuove ed importanti imprese che portano nuovo lavoro. Il problema è che non è certo quanto sta accadendo.

E qui veniamo ad Interminal…

Il Distriport lo inventò venti anni fa la Compagnia Portuale, prima con Poggi, poi con Cozzi, con l’investimento sul terminal di Aurelia: a quei tempi era un servizio aggiuntivo che offrivamo, rispetto al lavoro per la Tirrenia. Ci occupavamo del navettamento door-door fino ad Aurelia, dove la sosta era gratuita e per i camion c’erano tutta una serie di servizi aggiuntivi, con officina e gommista. Fu un investimento della Compagnia, che rientrava nella logica si sviluppare nuovi servizi accanto a quelli esistenti. Altra storia è quanto sta avvenendo oggi.
Proviamo a raccontarla. Sono completamente d’accordo con Marco Palomba. E’ impensabile che si consenta che sul lavoro esistente, su equilibri consolidati, si porti una forma di concorrenza selvaggia alle imprese storiche del porto.

Chi sta consentendo che questo accada?

Non certo il Presidente Ciani. Questa situazione non è certo frutto delle sue scelte. Anzi, proprio il suo intervento ha stoppato lo scenario che si stava delineando, impendendo che si creasse una situazione paradossale rispetto anche al ruolo istituzionale dell’Authority, che è quello di programmare e far crescere il porto e le imprese che vi operano, non certo quello di creare situazioni di tensioni dovute alla concorrenza sulle commesse esistenti. Questa programmazione, nel caso di Interminal, avrebbe dovuto riguardare il porto di Gaeta, per mettere in condizione l’impresa di crescere nel suo scalo di riferimento. E’ questa la logica del Network dei tre porti. Invece siamo all’assurdo: le imprese di Civitavecchia che non sono andare a Fiumicino o Gaeta a fare concorrenza agli operatori locali, che si ritrovano invece a dover difendere i propri traffici a Civitavecchia. Ripeto, non parliamo di nuove commesse, nuovo lavoro, che sarebbe benvenuto con chiunque. Parliamo di una lotta sull’esistente, che rischia di spezzare un equilibrio stabile raggiunto da tempo nello scalo, tra imprese e lavoratori.

Cosa potrebbe succedere?

Ricordo soltanto che da 10 anni a Civitavecchia non si fa un’ora di sciopero per problemi interni al sistema portuale. Anche al culmine della crisi la Compagnia non ha fatto più ricorso alla Cassa Integrazione, anzi ha proceduto a nuove assunzioni quando è stato possibile. Se questi delicati e ormai consolidati equilibri dovessero essere spezzati, però la Compagnia non potrebbe fare a meno di difendere il proprio lavoro con tutti i mezzi a disposizione

In questo quadro così problematico cosa la sorprende di più?

Sicuramente l’assordante silenzio di alcune istituzioni. Mi spiego: se la riconversione a carbone della centrale alla fine è passata perché è stata posta una ragione di Stato, non è così e non può essere così per tutto. In particolare, vorremmo maggiore attenzione per quello che è un confine aperto. Sul porto non si può abbassare la guardia. Si pensi solo che per una nave che all’ultimo momento ha cambiato destinazione, arrivando a Civitavecchia quando doveva approdare a Salerno, sono stati sequestrati 250 kg di cocaina, con una valigia letteralmente caduta in faccia ad un portuale. Se tanto mi dà tanto, sul porto deve esserci sempre “stato di allerta 1”. Ed è quanto la Compagnia Portuale cerca di fare, proteggendo così, per quanto possibile, la città. Rispetto anche al silenzio in cui sembrano piombati dopo tanto vociare anche alcuni “apprendisti stregoni dell’antimafia”.

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