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Marta: l’Agraria incalza l’Ardis

Tarquinia. In consiglio il presidente Antonelli ha annunciato l’ennesima lettera «Il fiume è senza argine, rischio troppo elevato per gli agricoltori»

Tarquinia. In consiglio il presidente Antonelli ha annunciato l’ennesima lettera «Il fiume è senza argine, rischio troppo elevato per gli agricoltori»

TARQUINIA – Il consiglio dell’Università Agraria che si è svolto mercoledì sera. In apertura il simbolico abbraccio del consiglio ad Alessandro Guiducci, figlio del compianto Gianfranco, da tutti stimato ed apprezzato per l’integrità morale e politica oltre alla grande onestà intellettuale. La seduta è poi continuata con le comunicazioni del presidente che ha informato il consiglio su questioni di grande attualità e in continuo divenire. «E’ imminente – ha annunciato il presidente Alessandro Antonelli – il rientro dei terreni di Monte Romano. Concordate le modalità di esecuzione della sentenza e comunque pronto l’accesso dell’Ufficiale Giudiziario, nessun ritardo solo tempi tecnici di attuazione della sentenza. La collettività di Monte Romano ha formalizzato richieste che non possono essere accettate dal consiglio dell’ Agraria di Tarquinia, ma che comunque necessitavano di una risposta ufficiale e seria. Farnetica chi parla di ritardi o proroghe evidentemente mal informato». Altro punto nodale l’ennesima missiva inviata dall’Ente all’Ardis in esito ai crolli spondali registrati lungo l’alveo del fiume Marta. «Sono oltre 7 le missive inviate da inizio anno. Mi domando chi si prenderà la responsabilità per i rischi che gli agricoltori stanno correndo, il Marta è senza argine, ha la porta aperta sulle piane e l’Ardis non dice nulla, incredibile ed incosciente». Poi spazio agli equilibri di Bilancio con approvazione a maggioranza. Dibattito sull’ultimo punto: la delibera quadro chiamata ad identificare le linee guida in esito ad accordi transattivi con i privati detentori dei terreni ex Pio Istituto S. Spirito. «La delibera si configura come una mano tesa verso famiglie di agricoltori che lavorano i terreni in questione da tempi lontani e che li hanno detenuti per intere generazioni».

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