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Maury’s, le richieste della pubblica accusa

Due anni per i tecnici, un anno e mezzo per i responsabili del magazzino e un anno per i proprietari dell’immobile. Gli avvocati difensori dei 12 imputati hanno chiesto l’assoluzione per i propri assistiti, contestando la decisione del pm. La sentenza del giudice Mastrojanni è attesa per il 22 febbraio: chiesti i vari documenti relativi ai contratti di acquisto

Due anni per i tecnici, un anno e mezzo per i responsabili del magazzino e un anno per i proprietari dell’immobile. Gli avvocati difensori dei 12 imputati hanno chiesto l’assoluzione per i propri assistiti, contestando la decisione del pm. La sentenza del giudice Mastrojanni è attesa per il 22 febbraio: chiesti i vari documenti relativi ai contratti di acquisto

CIVITAVECCHIA – A quasi sette anni dal crollo del magazzino Maury’s di via Bramante, avvenuto il 4 marzo 2004, si sta per chiudere il lungo e tormentato iter giudiziario, con un processo che vede imputate dodici persone responsabili a vario titolo, secondo l’accusa, di disastro colposo. Questa mattina infatti davanti al giudice Maria Elena Mastrojanni si sono alternate le discussioni del pubblico ministero e dei diversi avvocati difensori. La pubblica accusa ha chiesto la condanna dei diversi presunti responsabili: 2 anni per i tecnici e quindi per i collaudatori, i geometri e gli ingegneri, 2 anni per il titolare della ditta che eseguì gli ultimi lavori, quelli al solaio, giudicati tra le cause principali del crollo. Un anno e mezzo è stato chiesto invece per il proprietario ed il direttore commerciale del magazzino ‘‘Maury’s’’, mentre un anno per i vari prorietari dell’immobile, alcuni dei quali, ad esempio, hanno ricevuto quote in eredità. A seguire gli avvocati difensori hanno contestato, ognuno per la propria parte, quanto chiesto dal pubblico ministero, chiarendo la posizione dei vari assistiti e spiegando le motivazioni per cui, tutti quanti, hanno chiesto l’assoluzione. Nel corso delle discussioni, così come è stato per tutto il dibattimento, l’attenzione è stata focalizzata innanzitutto sullo stabile in questione. Già in sede di udienza preliminare, ad esempio, era stato fatto notare come si tratti di una palazzina costruita nel 1949, realizzata probabilmente con materiali di risulta, anche sabbiosi, che potrebbero aver corroso gli elementi metallici della struttura, mostrando carenze e deficienze strutturali. Nel tempo poi lo stesso stabile è stato oggetto di diverse varianti per poterlo meglio adattare alle attività che via via andava ospitando. Si è discusso poi degli ultimi lavori eseguiti, del fatto che, a detta degli avvocati, non si poteva prevedere un simile crollo e un tale danno, che un direttore del magazzino non può rispondere di una simile accusa, avendo immediatamente chiesto l’intervento di un tecnico appena riscontrate le crepe sulla colonna centrale. Tutti hanno quindi respinto le accuse. A quel punto il giudice Maria Elena Mastrojanni ha rinviato l’udienza al 22 febbraio prossimo per la camera di consiglio e la sentenza. Ma, allo stesso tempo, ha richiesto l’acquisizione della documentazione relativa a tutti i certificati di proprietà per verificare l’anno in cui gli attuali proprietari hanno sitpulato l’atto di acquisto e quali proprietà si sono succedute nel corso degli anni rispetto al 1949.

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