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Nave incagliata al molo carbonifero

L’incidente è accaduto nei giorni scorsi durante la manovra di accosto. La Trollness è finita su uno scalino sottomarino. Per l’Enel torna in primo piano la sicurezza a mare

L’incidente è accaduto nei giorni scorsi durante la manovra di accosto. La Trollness è finita su uno scalino sottomarino. Per l’Enel torna in primo piano la sicurezza a mare

CIVITAVECCHIA – Incidente che poteva avere conseguenze ben più gravi, la scorsa settimana, al molo carbonifero di Torre Valdaliga Nord.
Durante la manovra di attracco la nave Trollness, che stava approdando per caricare le ceneri prodotte dalla centrale, ha sbagliato la manovra, finendo per incagliarsi sullo scalino presente sul fondale dragato nei mesi scorsi.
L’area circostante la banchina utilizzata per lo scarico del carbone e per caricare ceneri, gesso e calcare ha una profondità di 18 metri, ma a un centinaio di metri dal molo c’è, appunto, un brusco scalino, dovuto alle note limitazioni incontrate nelle autorizzazioni per i volumi complessivi di roccia da dragare, che porta la profondità a meno di 10 metri. Troppo pochi anche per una nave piccola come la Trollness, che – forse per la convinzione del comandante che il gradino si trovasse ancora distante, forse per essere stata ‘‘‘spostata’’ dal vento durante la manovra – è finita dritta dritta sull’ostacolo sottomarino, incastrandosi all’istante. Immediato l’intervento dei sommozzatori della Cosepo che, una volta verificata l’assenza di danni alla chiglia della nave, hanno dato il semaforo verde alle operazioni di disincagliamento, condotte con l’ausilio di tre rimorchiatori, che nel giro di alcune ore hanno consentito alla Trollness di accostare senza ulteriori problemi. L’incidente ripropone però in tutta la sua drammaticità la precaria situazione di sicurezza della logistica del carbone, perdurando l’assenza di un antemurale atto a proteggere il molo da onde e vento e consentendo così che le operazioni possano avvenire solo quando c’è calma piatta, o quasi. A monte di tutto rimangono gli interrogativi sulle quantità di roccia ancora dragabili da Enel: come è stata risolta, anche da un punto di vista autorizzativo, l’iniziale difformità tra i volumi di roccia derivanti dagli escavi necessari e quelli previsti, complessivamente, dalla Via della darsena grandi masse e dal decreto autorizzativo di Tvn? Domande che da troppo tempo attendono una risposta chiara e definitiva.

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