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Oltre due ore per difendersi dalle accuse

CIVITAVECCHIA – E’ durato oltre due ore l’interrogatorio di Francesco Perna, l’infermiere del centro di riabilitazione ‘‘Calamatta’’, arrestato venerdì mattina dai carabinieri con l’accusa di maltrattamenti e sequestro di persona. Al carcere di Borgata Aurelia dove è attualmente detenuto, assistito dal proprio avvocato Andrea Miroli, l’uomo ha scelto di rispondere alle domande del giudice Giovanni Giorgianni, chiarendo la propria posizione e spiegando molti aspetti di questa delicata vicenda. Perna ha rigettato le accuse scaturite dall’indagine portata avanti tra gennaio e marzo dai carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Margherita Pinto. Alla domanda del perchè questi pazienti venissero legati, come dimostrerebbero i filmati acquisiti dai militari dell’Arma, l’infermiere avrebbe spiegato che si trattava di un modo per evitare dei comportamenti autolesionisti frequenti in alcuni dei degenti della struttura. «Non si trattava quindi di atti vessatori – ha precisato l’avvocato Miroli – quanto di azioni tese a salvaguardare la loro integrità fisica». Stessa cosa per quanto riguardava i maltrattamenti sui pazienti: secondo quanto riferito dallo stesso Perna erano dei colpi inferti non per fare del male, ma perché si trattava di degenti particolarmente violenti. Tanto che alcuni infermieri sono stati costretti alle cure del pronto soccorso. «Se in determinate situazioni sono state utilizzate condotte ‘‘poco urbane’’ – ha aggiunto il legale – è perché il contesto ambientale non era parecchio problematico: questo non vuol dire voler causare lesioni o dolore fisico, ma piuttosto preservare ed evitare ulteriori problemi». Anzi, è emerso che proprio per affrontare il problema dei comportamenti violenti di diversi pazienti, sarebbero state convocate delle riunioni apposite dei responsabili del centro. Perna ha chiarito anche la questione legata al sequestro di persona, spiegando che le porte non venivano chiuse a chiave, ma veniva posizionato un bastone che, nel caso in cui venissero aperte, cadendo faceva un rumore tale da richiamare l’attenzione dell’infermiere, che interveniva per rimettere a letto i pazienti ed evitare, come accaduto in alcuni casi, anche la fuga. Al termine dell’interrogatorio l’avvocato Miroli ha avanzato richiesta di arresti domiciliari per l’uomo: il giudice si è riservato sulla decisione se accogliere o meno la richiesta. E mentre proseguono le indagini per verificare se qualcun’altro possa essere o meno coinvolto nella vicenda, il manager della Asl RmF Salvatore Squarcione ha richiesto una relazione che valuterà nelle prossime ore. «Appena accaduto il fatto – ha spiegato – mi sono recato al centro con il direttore sanitario e non abbiamo rilevato situazioni particolari, a conferma che siè trattato di un caso, seppur molto grave, isolato. Lo conferma il fatto che sono stati proprio dei colleghi a denunciare l’accaduto. Ci dispiace di quanto avvenuto, noi continueremo nei nostri quotidiani controlli nelle strutture».

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