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Quando non c’è neppure il coraggio di andarsene

di GIANFRANCO FORNO

L’ennesima “carnevalata” fuori stagione che si sta verificando in città sul cosiddetto “rimpasto” della giunta Moscherini, ritengo che abbia superato tutti i limiti di correttezza e di onestà nei confronti di chi, due anni e mezzo fa, decise di votare l’attuale primo cittadino e la coalizione che lo sosteneva. Tutti i gruppi di quella coalizione dovrebbero, oggi, avere il coraggio di dimettersi dal Consiglio Comunale e portare, purtroppo per la quarta volta in otto anni, la città a nuove elezioni. Tutti gli elettori, me compreso, davanti a quanto è successo in città con l’attuale ammini-strazione comunale si sentono traditi e offesi. Non condivido l’affermazione di Alvaro Balloni che sia meglio avere una cattiva ammini-strazione che un commissario. I maggiori danni li hanno sempre fatti le amministrazioni succedutesi nel tempo. Le modalità di elezione diretta del sindaco e degli altri enti territoriali, attuate nel 1994, avevano lo scopo di impedire il più possibile i continui ribaltoni avvenuti in precedenza a livello dei partiti (anche piccoli e piccolissimi) per cercare visibilità e per soddisfare gli appetiti della maggior parte dei personaggi che di volta in volta si presentavano candidati. Doveva essere un metodo per dare maggiore stabilità alle maggioranze che gover-nano gli organi decentrati dello Stato. La realtà è, invece, completamente opposta. Le campagne acquisti, il pagamento di cambiali non onorate e, temporaneamente, scadute sono sempre all’ordine del giorno, con un crescendo che sta creando enormi danni alla comunità cittadina. Se analizziamo le attuali posizioni in Consiglio comunale troviamo soggetti che nelle ultime tre amministrazioni, hanno attraversato l’intero versante politico (dall’estrema destra all’estrema sinistra), sia all’interno di gruppi che degli stessi partiti. A mio parere, e lo dico da oltre quaranta anni, l’unica soluzione al problema è modificare la legge elettorale, obbligando, chi non condivide più la gestione amministrativa e politica per la quale è stato eletto, a dimettersi dal consiglio comunale ed a lasciare il posto al candidato che lo segue come preferenze ricevute. Ugualmente, qualunque modifica dell’assetto “politico” uscito dalle elezioni dovrebbe comportare l’immediata dimissione dell’intero consiglio comunale. L’onestà (quella descritta sul vocabolario) e la correttezza nei confronti di tutti gli elettori deve essere tenuta presente da tutti coloro che, oggi ci amministrano, che ieri lo hanno fatto e che domani si accingeranno a farlo. E’ bene ricordare che anche i singoli voti di ciascun elettore hanno permesso la elezione dei trenta consiglieri e, in misura minore, del sindaco. Dopo oltre mezzo secolo che vivo e lavoro a Civitavecchia, sono stufo, amareggiato e, soprattutto, disgustato di quanto è accaduto e continua ad accadere. La mia fiducia nelle capacità della nostra città di uscire dal tunnel, considerato che la maggior parte di coloro che la hanno amministrata si è mostrata incapace di farlo, mio malgrado è finita.

 
Conosco Gianfranco Forno da quando portavo i calzoni corti. E’ un professionista e un giornalista stimato e, in questo clima da «carnevalata», al di sopra di ogni sospetto. Questo suo sfogo non gli è stato sollecitato in alcun modo. Ne condividiamo gran parte del contenuto, tranne la conclusione: bisogna ancora avere fiducia in un futuro migliore. E adoperarsi affinché si realizzi. (m. gra)

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