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"Il servizio va collegato con gli ospedali"

CIVITAVECCHIA – «Come avevo a suo tempo sottolineato, entrando in un dibattito aperto da Striscia la Notizia, la camera iperbarica non è semplicemente un contenitore dove si possono fare entrare persone e trattarle: è un servizio che deve essere collegato agli ospedali e al territorio». Lo dichiara Adriano Peris, direttore di terapia intensiva di emergenza e del servizio di medicina iperbarica e subacquea presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi-Firenze. Secondo Peris il problema non deve essere risolto dall’Autorità portuale, né direttamente dall’Associazione ‘‘Francesco Forno’’, né affidando un servizio di questa tipologia alla Croce Rossa. «La prima cosa che deve essere fatta – dichiara – è una ricerca tra i piani attuativi dell’Azienda Sanitari o della Regione per rintracciare i riferimenti di pianificazione utili a parlare con le idee chiare del problema. Se questi riferimenti non si trovano – aggiunge – è necessario condurre un’indagine conoscitiva in altre realtà, anche extra-regionali, dove attraverso i contenuti di accreditamento che non sono solamente quelli della normativa ISPEL sulle camere iperbariche, sia possibile andare a chiedere con chiarezza e trasparenza ad un ipotetico gestore ‘‘lei è in grado di assicurare questo servizio?’’. Chiedendo anche quali garanzie potrebbe dare alla cittadinanza, relativamente alla continuità assistenziale con l’ospedale».

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