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"La Marina è abusiva"

CIVITAVECCHIA – «In nessun atto amministrativo ufficiale vi è traccia delle modifiche strutturali e progettuali della Marina». Lo dichiara Fabiana Attig, tornando sulla questione della realizzazione dei manufatti e spiegando che dagli uffici responsabili non sarebbero giunti chiarimenti esplicativi. Il coordinatore politico di Freedom ricorda la delibera di giunta 81/2008 con la quale è stato approvato il progetto di riqualificazione, che prevede la realizzazione di due passeggiate lungo il mare. «La prima rispetta la quota stradale del vecchio parcheggio – afferma la Attig – la seconda è sopraelevata per consentire una migliore vista a mare. Ci sono anche le migliorie di rito – aggiunge – pavimentazione, aree verdi e area giochi per ragazzi. Questo è quanto previsto». Un’introduzione per dire che «alla Marina sono sorti improvvisamente una miriade di manufatti molto più somiglianti a negozi veri e propri, che a dei locali tecnici. Possibile mai – si chiede – che Genio civile, Capitaneria di porto, Regione Lazio non si siano accorti che quelle opere non corrispondono assolutamente alle autorizzazioni rilasciate?». Evidenzia come nel nullaosta demaniale del 2009 che gli enti competenti avrebbero, le condizioni all’autorizzazione del cantiere sarebbero molto chiare: ‘‘occupazione di suolo pubblico al solo fine erariale (canone concessorio), inoltre il presente nulla osta non ha valore di concessione urbanistica’’. «Quindi niente infrastrutture, solo opere di riqualificazione, quelle appunto previste nel progetto approvato vigente». «Tanto è vero – prosegue Fabiana Attig – che nella stessa autorizzazione il demanio proprio per rimarcare il diritto alla proprietà, fissa il termine di riconsegna dell’intera area, provvisoriamente concessa al Comune fino al 2013 con una proroga al 2015». Freedom sostiene che il Pincio starebbe realizzando opere con soldi pubblici in casa altrui nonostante il divieto e contestualmente lo farebbe abusivamente. «Siamo di fronte ad un’amministrazione che continua indisturbata a violare le norme, inducendo involontariamente la collettività a seguire lo stesso esempio e questo non va bene». La Attig conclude affermando che il ‘‘conto alla rovescia’’ che compariva sui cartelloni dell’opera sarebbe stato azzerato.

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