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Ricotti: Opporsi alla cementificazione è un dovere morale

La contrapposizione palesatasi tra le posizioni assunte dalla neonata Associazione Costruttori che denunciano gli ostacoli frapposti alla loro attività da “pastoie burocratiche” e ricorsi alla magistratura e alcuni cittadini che denunciano, invece, edificazione selvaggia e non rispettosa delle peculiarità urbanistiche territoriali, furto di spazi pubblici, penuria di verde e scarsa vivibilità dei nuovi insediamenti, rende evidente il divario esistente tra le politiche urbanistiche portate avanti in questi anni e le reali esigenze della collettività amministrata. In effetti la città si è sviluppata in maniera disordinata e disarmonica ed è sotto gli occhi di tutti che il consumo di territorio ha ormai assunto proporzioni preoccupanti: non vi è angolo dell’ambito urbano, e del relativo litorale, in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento. Nel frattempo, le nostre campagne sono al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e archeologico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’identità culturale e le peculiarità del territorio, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto e la tutela e la salvaguardia del territorio risultano subordinate ad interessi finanziari sovente speculativi. Una città, insomma, non a misura di individuo, la cui invivibilità verrà aggravata ed incrementata con i provvedimenti urbanistici recentemente approvati dal Consiglio Comunale con i quali, tra l’eliminazione di vincoli di salvaguardia, modifiche delle NTA e semplificazione delle procedure, viene reso edificabile ogni singolo spazio aumentando a dismisura il carico insediativo di ogni comparto preso in considerazione. Provvedimenti che, peraltro, si configurano come una variante generale al PRG mimetizzata, senza gli studi e le verifiche prescritte dalla legge regionale, nel tentativo di svincolarsi dalle regole da questa previste e quindi esponendosi a quei ricorsi alla Magistratura che l’associazione Costruttori lamenta. Se a ciò aggiungiamo poi quanto si prefigura a seguito dell’approvazione della delibera sui Piani integrati, quella sulle Terme e quella sull’Italcementi, possiamo tranquillamente parlare di sacco della città. Riteniamo che opporsi a questa frenesia cementificatrice, così come pretendere il rispetto delle regole, sia un dovere morale. Ciò non significa voler fermare l’economia che ruota intorno al settore edilizio, quanto piuttosto tentare di indirizzarla su strade corrette ed alternative quali, ad esempio, la valorizzazione e il risanamento del territorio e la ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente. Stiamo consegnando alle future generazioni una città malata nel corpo e nell’anima, una città priva di verde, di spazi aggregativi e socializzanti, una città con una mobilità schizofrenica, una città in cui le pressioni ambientali (strade anguste, assenze di marciapiedi, piazze, spazi verdi, cementificazione universale) incidono in profondità nella psiche individuale e nello spirito collettivo determinando sfiducia, paralisi, ottundimento e restrizione di prospettive… Non è questa la città che vogliamo…non la lasceremo devastare facilmente da chi vede la pianificazione e il rispetto delle regole come ostacoli ai propri interessi.

>Simona Ricotti
Forum Ambientalista

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