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Scotti: "La vera incompatibilità riguarda Tidei"

CIVITAVECCHIA – Sandro Scotti rilancia e sulla zona R, carte alla mano, controbatte alle dichiarazioni dei quattro consiglieri di opposizione, Marietta Tidei, Vittorio Petrelli, Alessandro Manuedda e Roberto Bonomi, che hanno presentato ricorso al Tar chiedendo l’annullamento proprio della delibera 147/2008. Scotti non ci sta alle affermazioni della minoranza secondo la quale suo voto espresso in consiglio comunale sarebbe incompatibile: «Non rispondere sembrerebbe un segno di debolezza – dichiara – io invece ho già dato mandato a tre avvocati per tutelare la mia immagine». Sulla questione della zona R, Sandro Scotti ha ripercorso i passaggi che hanno portato all’approvazione delle delibere 146 e 147: «Nel primo caso – afferma – veniva ribadito esclusivamente quanto previsto dal Piano Regolatore e tuttavia ho ritenuto opportuno uscire dai banchi, salvo rientrare all’atto dell’approvazione della delibera 147, dove l’incompatibilità non c’è». A tal proposito l’esponente del Pdl invoca, così come l’opposizione, l’articolo 78 della 267 TUEL: «Qualcuno si è guardato bene dal dirla tutta – commenta Scotti – il comma 2, oltre a stabilire che gli amministratori devono astenersi dal prendere parte alla discussione e alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado, ribadisce che l’obbligo di astensione non si applica ai provvedimenti normativi o di carattere generale, quali i piani urbanistici, se non nei casi in cui sussista una correlazione immediata e diretta fra il contenuto della deliberazione e specifici interessi dell’amministratore o di parenti o affini fino al quarto grado». Il consigliere di maggioranza Scotti rientrerebbe proprio in quest’ultimo caso: «Sono uscito dai banchi esclusivamente per un eccesso di zelo – prosegue – e poi nella delibera non sono stati stabiliti volumi in più ma sono stati ribaditi gli stessi». Il fatto che la delibera approvata dalla massima assise cittadina abbia stabilito un 80-20 anziché 50-50, per Scotti sarebbe un autogol: «Tutto è partito dalla necessità ravvisata dagli uffici comunali di rivedere le percentuali di commerciale, residenziale e uffici, vista la precedente stortura rispetto alla vecchia valutazione per l’area che va da via Bramante a via Buonarroti comprendendo via Calisse. Con i vecchi 540 mila metri cubi di residenziale e 540 mila di servizi possiamo immaginare il risultato – fa sapere Scotti – un totale commerciale alto 4 metri determinerebbe per assurdo 130 mila metri quadrati ad uso commerciale, come dire 130 negozi paragonabili alla Conad in una zona piccolissima». Da qui il chiarimento: «Posso dichiarare senza problemi che votando quella delibera mi sono auto-danneggiato. A questo punto – aggiunge – mi auguro proprio che il Tar dia ragione all’opposizione, altro che conflitto di interesse; tutto questo a conti fatti mi penalizza». Il consigliere comunale di maggioranza in fine rilancia, chiamando in causa proprio Marietta Tidei del Partito democratico: «Se proprio vogliamo parlare di incompatibilità – fa sapere Sandro Scotti – dobbiamo chiamare in causa la delibera approvata dal consiglio comunale circa la ZPS. La proprietà della famiglia Tidei-Onori, quella delle Colline dell’Argento – spiega – rientra nelle case a servizio dell’agricoltura. In quel caso si che l’atto dovrebbe decadere, vista il legame tra Marietta Tidei e la signora Onori. Anche se ha votato contro – conclude – ha sempre espresso la propria posizione».

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