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Sedicente contessa col vezzo dell’alta moda

Si presentava come Ginevra Von Thyssen e faceva acquisti senza pagare. Smascherata dai carabinieri di Tarquinia, è accusata di truffa e ricettazione La donna è stata tradita dalla parrucca bionda che indossava in pubblico. Ha comprato scarpe e borse per 4mila 500 euro presso un noto negozio di Roma, pagando con un assegno denunciato smarrito dalla madre. Tra le vittime del raggiro anche un esercizio commerciale di Civitavecchia e uno della città etrusca

Si presentava come Ginevra Von Thyssen e faceva acquisti senza pagare. Smascherata dai carabinieri di Tarquinia, è accusata di truffa e ricettazione La donna è stata tradita dalla parrucca bionda che indossava in pubblico. Ha comprato scarpe e borse per 4mila 500 euro presso un noto negozio di Roma, pagando con un assegno denunciato smarrito dalla madre. Tra le vittime del raggiro anche un esercizio commerciale di Civitavecchia e uno della città etrusca

di ALESSANDRA ROSATI

TARQUINIA – Si spacciava per una nobildonna legata alla famiglia proprietaria delle acciaierie ThyssenKrupp. Si faceva chiamare con il titolo di contessa e si presentava in negozi di alta moda e di gran lusso per acquisti da ‘’capogiro’’. Ginevra Von Thyssen, questo il nome che rilasciava ai commercianti, non badava a spese, acquistando capi d’abbigliamento delle marche più prestigiose. Borse, scarpe, biancheria intima, pantofoline chic e accessori vari, compresi frustini di gran marca. La donna, una 54enne di bell’aspetto, in verità nella vita è ben altro che una contessa. A scoprirlo sono stati i carabinieri della stazione di Tarquinia, al comando del luogotenente Stefano Girelli, che sabato hanno smascherato la sedicente milionaria. La donna, in realtà, era una truffatrice. A tradire la ‘‘bellona’’ è stata la lunga parrucca bionda, sullo stile ‘‘Cicciolina’’, che la 54enne amava indossare in pubblico. Nei giorni scorsi, la stravagante contessa si è recata presso un noto negozio d’abbigliamento per l’alta moda, situato nel centro di Roma, della catena del noto stilista Renè Caovilla, immaginifico mago di scarpe e borse che spesso hanno l’aspetto di veri e propri gioielli. Ha acquistato due paia di scarpe e tre borse per un valore complessivo di 4mila 500euro. La donna, molto conosciuta dai proprietari del negozio, in quanto assidua cliente che pagava la merce in contante, stavolta però ha saldato il conto con un assegno postale dell’agenzia di Tarquinia. Peccato, tuttavia, che l’intero carnet degli assegni utilizzati negli ultimi giorni dalla 54enne era stato denunciato smarrito proprio dalla mamma (di origine americana) della finta nobil donna. Così è accaduto che, giunti fino a Tarquinia, i titolari del negozio di alta moda romano si sono visti rifiutare il pagamento dell’assegno dal direttore dell’ufficio postale del lido. Immediata la segnalazione alla stazione dei carabinieri di Tarquinia. Questi, con audace intuito, hanno concentrato le indagini e i sospetti proprio sulla donna che aveva denunciato lo smarrimento del carnet. La dettagliata descrizione da parte dei proprietari dell’esercizio commerciale, che non hanno mancato di segnalare al comandante Girelli la bella parrucca bionda sfoggiata dalla donna, ha subito portato i militari sulle tracce di quella che in realtà si è rivelata essere C.G.L. di 54 anni residente a Tarquinia lido in viale dei Navigatori. Immediata la perquisizione domiciliare che ha permesso ai militari di trovare e sequestrare una gran quantità di capi d’abbigliamento, tra i quali oltre 50 paia di scarpe di marca, frustini e perizomi vari. Recuperata la merce acquistata a Roma e riconsegnata ai legittimi proprietari, i militari della stazione di Tarquinia sono ora al lavoro per risalire agli altri eventuali negozi finiti nella rete della finta contessa. Già ieri, tra le vittime della truffa, sono figurati anche un noto negozio di scarpe di Civitavecchia e uno di Tarquinia. In questi due casi, la donna anziché ricorrere allo stratagemma dell’assegno, ha preferito raccontare di voler provare la merce a casa, salvo poi non ritornare più a pagare il conto. I proprietari, anche in questo caso, abbindolati dal titolo nobiliare e dai frequenti acquisti in contante da parte della donna, si sono fidati e sono così rimasti a bocca asciutta. Le indagini a tappeto, dunque, per individuare ulteriori esercizi commerciali truffati. Al vaglio dei carabinieri le targhette trovate sui vari capi rinvenuti nella villetta. Ancora da capire cosa facesse la donna degli esosi acquisti e soprattutto come faceva ad avere una così cospicua disponibilità di denaro in contante. L’ipotesi più probabile è che la sedicente contessa in verità fosse dedita alla prostituzione. Dovrà rispondere dei reati di ricettazione, truffa continuata e probabilmente anche di sostituzione di persona.

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