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Seport, i sindacati bocciano la cassa integrazione

Concluso con un nulla di fatto l’incontro con la dirigenza: chiesto un vertice con i soci. Garcia: «Il personale è sovradimensionato per scelte sbagliate della precedente presidenza». L’ex Davoli: «Nel corso dei miei 12 anni di gestione la società è costantemente cresciuta»

Concluso con un nulla di fatto l’incontro con la dirigenza: chiesto un vertice con i soci. Garcia: «Il personale è sovradimensionato per scelte sbagliate della precedente presidenza». L’ex Davoli: «Nel corso dei miei 12 anni di gestione la società è costantemente cresciuta»

CIVITAVECCHIA – Non c’è accordo sul futuro della Seport, la società di interesse generale del porto che si occupa di verde e rifiuti, tra la dirigenza e i sindacati. L’incontro di oggi pomeriggio, infatti, si è chiuso con un nulla di fatto. Le organizzazioni sindacali, infatti, come avevano anticipato, si sono opposte all’attivazione della cassa integrazione per i lavoratori della società; ipotesi invece giudicata necessaria dall’azienda per riprendersi dalla crisi e rilanciare l’attività. «Una cassa integrazione che, a giro – hanno spiegato il presidente Gino Lorenti Garcia ed il responsabile amministrativo Umberto De Angelis – toccherà tutti i dipendenti della società di interesse generale del porto e durerà il tempo necessario per riportare il bilancio almeno in pareggio e far si che si trovino altre soluzioni per aumentare la produttività e diventare concorrenziali sul mercato, permettendo così ai soci nuovi investimenti». Proprio con i soci vogliono parlare i sindacati, tanto che ieri hanno ribadito la necessità di un incontro, soprattutto con l’Autorità Portuale. «Vogliamo capire, anche attraverso le parole dei soci, se c’è la volontà o meno di rilanciare – ha spiegato gennaro Gallo della Uiltrasporti – per questo li vogliamo incontrare, soprattutto l’Autorità Portuale. Secondo noi ci sono altre strade da seguire: non è possibile che a pagare, in queste situazioni, siano sempre i lavoratori. La dirigenza ha preso atto del nostro diniego: senza accordo sindacale non possono chiedere l’attivazione della cassa integrazione». Secondo l’azienda la situazione è precipatata in estate. «È un problema strutturale che si può risolvere solo con l’introduzione di innovazioni tecnologiche – ha aggiunto Garcia – oggi le navi da crociera si sono dotate di inceneritori e non dimentichiamo che a Civitavecchia i costi di conferimento in discarica, con 170 euro a tonnellata, sono tra i più alti». Garcia si è poi tolto qualche sasso dalla scarpa. «Quando mi insediai nel 2008 l’azienda contava 74 dipendenti – ha spiegato – per lavori stagionali furono assunte una ventina di persone a tempo indeterminato». Assunzioni criticate da Garcia come “clientelari”. «Io non ho assunto nessuno, e forse questo può aver dato fastidio – ha aggiunto – oggi, con 64 dipendenti, abbiamo un organico sovradimensionato per scelte sbagliate della precedente dirigenza e per non avere bene interpretato il mercato del rifiuto. Il costo del personale influisce del 52% sul fatturato: è eccessivo. In un anno, insieme a De Angelis, abbiamo tagliato un milione di costi». Ma a sentire l’ex presidente Giorgio Davoli, nei suoi 12 anni di gestione «i quali i bilanci sono stati sempre in sostanziale pareggio o in attivo – ha spiegato – il fatturato dell’azienda è passato dai circa 400.000 euro iniziali a circa 6.000.000 euro. Siamo passati da 9 dipendenti a quasi 70, rispettando il necessario equilibrio con le commesse di lavoro. L’azienda in 12 anni di mia gestione non ha mai subito scioperi, contestazioni, vertenze irrisolte». Davoli ha anche espresso tutto il proprio “disappunto e rincrescimento per l’attuale stato di crisi della azienda, confidando però – ha aggiunto – in una pronta capacità di ripresa e sviluppo».

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