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Sfrattata dall’ex marito: da 23 giorni dorme in macchina

Tarquinia. La travagliata storia di Giacinta D’Angelo che non ha più un letto dove dormire Lucchetti al cancello, ma la donna: «Questa casa l’ho costruita anche io»

Tarquinia. La travagliata storia di Giacinta D’Angelo che non ha più un letto dove dormire Lucchetti al cancello, ma la donna: «Questa casa l’ho costruita anche io»

TARQUINIA – Da 23 giorni dorme in macchina e si lava utilizzando la fontanella del giardino di quella che una volta era la sua casa. Giacinta D’Angelo, originaria di Avellino ma da 34 anni residente a Tarquinia, dallo scorso 13 luglio non ha più un letto dove dormire, ne un tetto sotto cui ripararsi. Con sentenza del 30 giugno del tribunale di Civitavecchia, la donna è stata privata della possibilità di abitare nella villetta di via Antonio Meucci, presso la zona artigianale. L’ufficiale giudiziario si è infatti recato presso l’abitazione e ha apposto un lucchetto nel cancello d’ingresso. La storia di Giacinta è una storia d’amore iniziata in giovanissima età, ma finita nel peggiore dei modi. Una causa giudiziale di separazione avviata nel 2002 è infatti degenerata fino all’inverosimile, al punto da arrivare a contendersi con il coniuge la casa che avevano costruito insieme, ma della quale figura come proprietario soltanto il marito. In un batti baleno il frutto di tanto sudore versato sui campi svanisce e Giacinta finisce in mezzo alla strada. Tutto inizia nel 2002, quando il marito abbandona il tetto coniugale per incompatibilità con la moglie e chiede di poter rientrare in possesso della villa, facendo leva sulla grave situazione della figlia affetta da sclerosi multipla. A maggio 2003 il giudice assegna la casa all’uomo e il 17 settembre dello stesso anno interviene l’ufficiale giudiziario. A Giacinta non resta altro che lasciare la casa e andare a vivere in un appartamento in affitto a 350 euro al mese dove rimane fino al 2007. Su richiesta della figlia Giacinta dopo 4 anni di assenza, torna ad abitare in via Meucci. Ma la gioia dura poco. Il calvario ricomincia nel 2009, quando viene raggiunta dal provvedimento di sfratto su mandato dell’ex marito. Il 21 aprile la donna si incatena sotto il Comune per chiedere aiuto. «Non voglio perdere la casa, l’ho costruita anche io», dice disperata la donna. Dal 13 luglio dorme in macchina ed è decisa a non allontanarsi dal cancello.

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