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Social card, a Ladispoli si attiveranno i sindacati

LADISPOLI – Social card atto secondo a Ladispoli. Dopo la disavventura al market, con la card scarica, e i tentativi a vuoto col numero verde, al sig. Sergio Laureti è arrivata dall’Inps una lettera che per pura coincidenza ha fatto chiarezza sul mancato funzionamento del tesserino: “Gentile pensionato la informiamo che lei non ha diritto alla social card in quanto la sua pensione supera il tetto stabilito”. Conclusione, quel pezzo di plastica, ottenuto sul percorso ad ostacoli della burocrazia, non serve a niente. E’ cestinabile. Molto rumore per nulla. C’è rimasto male, il sig,Laureti, costretto su una seggiola a rotelle, che percepisce una pensione mensile di poco superiore ai 500euro. Quei 40euro in più, anche se pochi rispetto al carovita, comunque arrotondavano. Un contributo, seppur modesto, per affrontare le spese che la sua condizione di disabile comporta. “Non è un caso isolato – scrive in una nota Carla Zironi –  vittima di “disguidi tecnici”, come qualcuno ha sommariamente etichettato questa vicenda umana, esemplare nel panorama delle povertà nel nostro Paese. Adesso per il ministro Tremonti è scoppiata la grana social card, un boomerang dopo gli annunci altisonanti. Il 15 gennaio ha dovuto chiedere scusa per le carte scariche dopo che un noto quotidiano nazionale, sull’onda delle segnalazioni, aveva dato il via ad un’inchiesta. La Lega dichiara: “Con queste tesserine qualcuno ha fatto un pasticcio” e reclama per la distribuzione che vede l’80% delle card consegnate al centro e al mezzogiorno e il restante 20% le briciole, al nord. A questo si aggiunge la spina della protesta bipartisan dei sindaci delle grandi e piccole città per il trattamento di favore alla Capitale con la deroga sul patto di stabilità. Il Sindaco Alemanno può spendere gli altri comuni a stecco. “Roma furbona” hanno gridato dalla Padania invocando il federalismo. L’on. Antonio Misiani parlamentare PD, sulla social card commenta:”Gli strumenti centralizzati di lotta alla povertà non hanno più senso. Sono inefficaci, uno spot pubblicitario, non contrastano un disagio che si presenta con volti diversi. Meglio dare – suggerisce – le risorse ai Comuni che conoscono l’entità e le caratteristiche della povertà nei loro comprensori”. Quando la social card venne lanciata ai primi di dicembre, il ministro Tremonti parlò di 1.300.000 beneficiari, costo a regime 450milioni di euro. I dati Inps al 15 gennaio registrano 580.268 card distribuite e 423.868 attivate. I conti non tornano: sono un terzo le carte effettive rispetto a quelle preannunciate da Tremonti e il 27% delle distribuite è scarico, all’insaputa dei titolari. Da Ladispoli si attiveranno i sindacati”.

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