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Stupro di gruppo: in vendita i beni di alcune famiglie degli imputati

Fa discutere la sentenza di rinvio a giudizio degli otto montaltesi

Fa discutere la sentenza di rinvio a giudizio degli otto montaltesi

MONTALTO DI CASTRO – Fa discutere la decisione del giudice del Tribunale per i minorenni di Roma in merito al rinvio a giudizio degli otto ragazzi accusati di stupro di gruppo nei confronti di una coetanea di Tarquinia, all’epoca dei fatti (2007) quindicenne. La cittadina castrense si chiude dietro il silenzio, ma i più mormorano, esprimendo dispiacere per i ragazzi. «La giovane era consenziente» si continua ripetere. I difensori degli 8 imputati avevano chiesto che i giovani venissero sottoposti ad un ulteriore periodo di messa in prova, ma la loro richiesta, cui si è opposto anche il pm, non è stata accolta. Il legale della famiglia della vittima, l’avvocato Leonardo Paciotta, conferma che almeno due delle famiglie degli otto ragazzi di Montalto di Castro, hanno messo in vendita tutti i loro beni. Secondo il legale, le due famiglie avrebbero voluto liberarsi dei propri patrimoni per evitare di pagare il risarcimento danni alla ragazza stuprata in caso di condanna dei rispettivi figli. L’avvocato Paciotti durante l’udienza ha esibito al Gup la richiesta di blocco dei beni presentata al tribunale civile di Civitavecchia e ha precisato che i giudici si pronunceranno in merito nel giugno prossimo. “Anche la furbata delle famiglie di due indagati – ha commentato la consigliera di parità delle Provincia di Viterbo Daniela Bizzari, da tre anni al fianco della ragazza stuprata – ha inciso sul rinvio a giudizio deciso dal Gup”.

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