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Stupro di gruppo: udienza verso il rinvio

Montalto. Attesa per la sorte degli 8 ragazzi accusati di violenza sessuale

Montalto. Attesa per la sorte degli 8 ragazzi accusati di violenza sessuale

MONTATO DI CASTRO – E’ fissata per domani, davanti al giudice del tribunale dei minori di Roma, l’udienza preliminare per gli otto ragazzi di Montalto di Castro accusati di stupro di gruppo nei confronti di una coetanea di Tarquinia. Con ogni probabilità l’udienza sarà fissata a nuova data a seguito della richiesta di rinvio presentata da alcuni avvocati per concomitanti impegni professionali. Dunque, ancora attesa sulle sorti degli otto ragazzi che – all’epoca dei fatti (la notte tra 31 marzo e il primo aprile 2007) erano tutti minorenni -, vennero accusati di aver violentato all’interno della pineta di Montalto Marina, una loro coetanea durante una festa di compleanno. Davanti al giudice in composizione collegiale erano chiamati a comparire tutti gli avvocati difensori e i legali della giovane tarquiniese, presunta vittima della violenza sessuale, e ovviamente il pubblico ministero Roberto Thomas titolare dell’inchiesta. Nell’udienza dello scorso novembre gli avvocati chiesero la ‘‘messa in prova’’ per gli assistiti, invitando il giudice a sospendere il processo per dare l’opportunità ai ragazzi di essere sottoposti ad un progetto di reinserimento sociale, che per questo tipo di reati è fissato a tre anni, in virtù anche delle dichiarazioni degli stessi giovani che avevano espresso pentimento per l’intera vicenda comprendendo la gravità del fatto. I giovani vennero seguiti per un anno dagli assistenti sociali che però in aula presero la parola per manifestare l’impossibilità di completare il lavoro sui ragazzi, ritenuto particolarmente difficile a causa dell’evento mediatico sviluppatosi attorno alla vicenda. La cosa scatenò scontri verbali con gli avvocati difensori che invece rimarcarono che tutti gli otto imputati avevano seguito il corso di recupero sociale con diligenza e profitto. Il giudice però rigettò le richieste della messa in prova. Ma i legali non mollano. «Credo che il fatto di non accettare la messa in prova sia stato condizionato, almeno in parte, dall’enorme pressione mediatica calata sul caso – dice l’avvocato Giorgio Bernardi- ritengo che ci fossero le condizioni per concedere la messa in prova considerato anche il comportamento tenuto durante il percorso svolto dai ragazzi con l’assistenza dei servizi sociali». Si va verso la richiesta di riti alternativi, come il rito abbreviato o il rito abbreviato condizionato.

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