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Tentata strage: un primo fermato

TARQUINIA - La Polizia del dirigente Bartoli al lavoro per identificare gli autori dell’attentato La persona nega ogni addebito, riscontri in mano alla Scientifica. Prende quota l’ipotesi del movente passionale

TARQUINIA - La Polizia del dirigente Bartoli al lavoro per identificare gli autori dell’attentato La persona nega ogni addebito, riscontri in mano alla Scientifica. Prende quota l’ipotesi del movente passionale

TARQUINIA – Primi risultati sull’attentato che ha rischiato di far saltare in aria un’intera palazzina situata nelle pressi della periferia di Tarquinia. Un appartamento abitato da una trentenne è stato infatti cosparso di benzina sia sul pavimento sia sui mobili e lasciato al proprio destino dopo che qualcuno ha provveduto a tagliare il tubo della bombola del gas e a lanciare due fiammiferi, trovati poi spenti carbonizzati a terra. Solo per un caso fortuito non è divampato l’incendio e non è esplosa l’intera palazzina che avrebbe potuto causare numerose morti. Oggi pomeriggio gli investigatori del Commissariato di Tarquinia hanno fermato una delle persone sospettate della tentata strage. Alla vista dei poliziotti, la persona, che al momento nega ogni addebito, si è precipitosamente nascosta a casa della madre, tentando di far perdere le proprie tracce infilandosi dentro un nascondiglio in garage. Ancora top secret, da parte della polizia, i dettagli dell’intera indagine. Secondo indiscrezioni gli investigatori, diretti dal dirigente del commissariato, Riccardo Bartoli, avrebbero trovato nella perquisizione effettuata, ciò che cercavano, e che potrebbe portare alla prova della colpevolezza a carico del fermato. Ora è compito dell’investigazione tecnica della Polizia Scientifica del Commissariato, verificare e comprovare quanto acquisito. Per il momento l’abitazione della vittima rimane fortemente controllata e protetta dalle forze dell’ordine. Ancora da capire anche la dinamica dell’accaduto nei suoi particolari. Forse l’autore è stato disturbato da alcuni rumori ed è stato costretto alla fuga prima che il ‘‘lavoro’’ giungesse a compimento. Al momento del fatto l’appartamento era vuoto, a trovare lo scenario agghiacciante è stata la trentenne che rientrava a casa insieme ai figli. In un primo momento era stata avanzata l’ipotesi di un possibile atto a sfondo xenofobo razzista, anche in considerazione del fatto che la vittima pur essendo italiana è di colore. Ma da quanto emerso, a seguito di successive indagini, il movente sentimentale e passionale sembra essere la pista più accreditata.

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