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Traffico di reperti archeologici: una denuncia

LADISPOLI – Nella giornata di ieri al termine di una accurata indagine, gli agenti della Polizia di Stato della questura hanno eseguito una perquisizione presso l’abitazione di G.E., pregiudicato italiano di 67 anni, dove hanno rinvenuto e sequestrato diversi reperti archeologici. In particolare gli agenti, a conoscenza che un trentenne di Ciampino a bordo di una Toyota Rav 4 di colore antracite si sarebbe incontrato, in una ignota località, con un pregiudicato per l’acquisto di reperti archeologici frutto di scavi clandestini, hanno predisposto un servizio di osservazione che ha permesso di individuare il mezzo e di seguirlo per la sconosciuta destinazione. I due uomini, incontratisi a Ladispoli, si sono recati nella villa di proprietà di G.E. in via Virginia per concludere la trattativa. Interrotti da uno degli agenti che ha suonato il citofono sono usciti frettolosamente dall’abitazione. Ma ad attenderli all’ingresso hanno trovato i poliziotti che hanno proceduto alla loro identificazione. Durante la perquisizione all’interno della villa, gli agenti hanno rinvenuto e sequestrato numerosissimi reperti di interesse archeologico risalenti all’epoca romana, vasellame di origine etrusca (circa 800 anfore e vasi), monete romane, oggetti in bronzo ed in pasta vitrea. Immediatamente avvisato, il sostituto procuratore De Gregorio della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, ha disposto l’esecuzione di una perizia tecnica a cura della Soprintendenza per i Beni Archeologici Etruria Meridionale competente per territorio. Dalla perizia è risultato che circa l’85% dei materiali sono di “imitazione” ed il restante presumibilmente autentico. Ma ogni singolo pezzo dovrà comunque essere sottoposto ad un approfondito esame dal momento che le abili imitazioni eseguite potrebbero ingannare anche un occhio esperto. Condotto negli Uffici del Commissariato Marino, G.E., con precedenti specifici, al termine degli accertamenti di rito è stato denunciato in stato di libertà per ricettazione e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato. L’operazione rappresenta un contrasto al mercato clandestino dei falsi che non va considerato di secondaria importanza nell’azione di tutela del Patrimonio Culturale dello Stato.

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