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Trasporto pubblico al collasso

Dopo l’incendio dell’autobus di mercoledì sindacati e rsa di Etm sul piede di guerra. Dall’azienda parlano di mezzi vecchi, di strutture fatiscenti e di un piano urbano obsoleto e puntano il dito contro il Pincio. Domani appuntamento al Comune per discutere anche dei mancati versamenti dei contributi previdenziali. «Vogliamo chiarezza»  

Dopo l’incendio dell’autobus di mercoledì sindacati e rsa di Etm sul piede di guerra. Dall’azienda parlano di mezzi vecchi, di strutture fatiscenti e di un piano urbano obsoleto e puntano il dito contro il Pincio. Domani appuntamento al Comune per discutere anche dei mancati versamenti dei contributi previdenziali. «Vogliamo chiarezza»  

CIVITAVECCHIA – «Il trasporto pubblico locale è al collasso». Non usano mezzi termini i sindacalisti e le rsa dell’Etm, all’indomani dell’incidente che ha visto un mezzo della municipalizzata, mercoledì sera a via del Casaletto Rosso, prendere improvvisamente fuoco. Un episodio che si somma a quello accaduto la scorsa settimana quando, per problemi tecnici a tre autobus contemporaneamente, tre linee sono rimaste scoperte, lasciando a piedi molti utenti, senza risposte e senza servizio. «Ma come si può andare avanti in questo modo? – si sono chiesti i sindacalisti – quale sicurezza è garantita per noi lavoratori e soprattutto per l’utenza? Per fortuna non c’era nessuno sull’autobus che ha preso fuoco, altrimenti sarebbe stata drammatica la situazione. Una cosa è certa: le amministrazioni, in questi anni, non hanno investito il dovuto sul trasporto pubblico locale, sia per quanto riguarda i mezzi che le strutture». L’autoparco ne è la chiara dimostrazione: buche, transenne e lavori lasciati abbandonati da un anno. «I mezzi sono vecchi e necessitano di una manutenzione continua – ha spiegato Marcello Stefanelli, rsa Uil – bisogna rimettere in piedi il tpl soprattutto per le fasce deboli che utilizzano questo servizio». Autobus vecchi di almeno dieci anni, fino ad arrivare ai 21, e linee altrettanto obsolete. «Abbiamo un piano del traffico fermo a trenta anni fa – ha aggiunto Manlio Barletta di Uiltrasporti- sarebbe il caso di adeguarlo alla crescita della città: San Liborio, ad esempio, è servito da un autobus all’ora, via Braccianese Claudia e zone limitrofe solo la mattina». «Abbiamo una società giovane con problemi vecchi – hanno aggiunto Antonio Linardi della Ugl e Roberto Bisozzi, rsa Cisl – solo la professionalità dei lavoratori manda avanti questa azienda e non PROTESTAcapiamo il perché si voglia far morire questa municipalizzata, invece che potenziare il servizio». Domani intanto si tiene quella che, per sindacati e lavoratori, è ‘‘la prova del nove’’. «Abbiamo – hanno spiegato – un incontro con i vertici dell’azienda e con il comune per discutere anche della questione dei mancati versamenti di contributi previdenziali, altro problema che affligge questa azienda. Siamo fiduciosi e speranzosi: speriamo che arrivino risposte concrete ed incisive, progetti di risanamento, certezze sul futuro di questa società. E tornando all’incidente di mercoledì sera, anche gli utenti sono consapevoli che si sia trattato di un «disastro annunciato. Il servizio – spiega uno dei fruitori, Manlio Luciani – è allo sfascio. Bus obsoleti, linee insufficienti, orari impossibili, fermate mal ridotte, pensiline rotte o inadeguate, segnaletica fatiscente, assenza di obliteratrici: questi sono i mali più comuni da decenni denunciati e mai risolti».

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