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Ultimo weekend di “Tarquinia a porte aperte-Un museo nella città”

TARQUINIA – L’archeologia protagonista dell’ultimo fine settimana di “Tarquinia a porte aperte – Un museo nella città”. Il calendario primaverile della manifestazione promossa dall’assessorato alla Cultura si concluderà il 26 giugno, alle 18.30, con l’inaugurazione nella Sala Grande della biblioteca comunale della mostra “Archeologia a Tarquinia. Le Università e gli scavi dal 1969 al 2009”. L’esposizione, che rimarrà aperta fino al 27 agosto, si compone di quarantadue pannelli in cui si ripercorrono gli importanti contributi alla scoperta e alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico del territorio tarquiniese dati dalle prestigiose Università Statale di Tokyo e Università degli Studi di Milano, Torino, Perugia, della Tuscia e di Roma “La Sapienza”. «Un particolare ringraziamento, oltre a tutti coloro che hanno curato le varie sezioni della mostra, – dichiara l’assessore alla Cultura Angelo Centini – va alla professoressa Maria Bonghi Jovino, curatrice della parte generale della rassegna, alla dottoressa Maria Cataldi e alla Soprintendenza per i Beni Archeologici per l’Etruria Meridionale, che da tempo affianca le varie università negli scavi». Risale al 1969 la prima campagna di scavo proseguita fino a oggi dall’Università degli Studi di Perugia presso l’area dell’antico porto di Gravisca. Iniziarono invece negli anni Ottanta gli scavi dell’Università degli Studi di Milano nell’area urbana dell’antica Tarquinia etrusca, in particolare nelle vicinanze del tempio dell’ara della Regina. Agli anni Novanta risalgono (e in alcuni casi continuano ancora oggi) le indagini dell’Università Statale di Tokyo presso la villa romana del “Cazzanello” e quelle dell’Università degli Studi “La Sapienza” nella città medievale di Leopoli-Cencelle e nella chiesa rupestre di Santa Restituta. Più recenti le attività di ricerca dell’Università degli Studi della Tuscia nel sito altomedievale della “Castellina” e quelle dell’Università degli Studi di Torino, attiva da tre anni nella necropoli etrusca della “Doganaccia”.

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